Angelo Marcello Cardani_Agcom

Par condicio, il mercato delle comunicazioni online, diffusione della banda ultralarga, la raccolta pubblicitaria, la crisi – ormai strutturale – dei media, l’idea di un servizio pubblico radiotelevisivo europeo. Questi, ed altri ancora, i temi affrontati dal presidente dell’Agcom, Angelo Marcello Cardani, nella presentazione alle istituzioni della Relazione annuale 2016 sull’attività svolta e sui programmi di lavoro dell’Authority, mandata in onda in diretta streaming dalla webtv della Camera (qui la registrazione).

«Un servizio pubblico radiotelevisivo europeo che produca e lavori sulla base di valori condivisi, pur nell’ovvio rispetto delle libertà editoriali e delle specificità nazionali», che dia consistenza alla «idea di Europa che vogliamo, senza muri ideologici e fisici, multiculturale e multirazziale, all’altezza delle sfide mondiali», un’Europa a cui serve anche «un comune denominatore dal punto divista dell’offerta radiotelevisiva di servizio pubblico»: è la proposta lanciata dal presidente dell’Autorità per le garanzia nelle comunicazioni.

«È indubbio – ha evidenziato il presidente Cardani – che occorre oggi interrogarsi sugli obiettivi di interesse generale svolti dal servizio pubblico radiotelevisivo e multimediale, al di là degli obiettivi conseguiti dal mercato. È un interrogativo che coinvolge tutti i Paesi europei nell’intento di ripensare la missione di un servizio pubblico, tipico del vecchio continente, anche nell’era digitale. Mi piacerebbe che la risposta a chi ritiene superata l’epoca dei servizi pubblici radiotelevisivi fosse un lavoro comune, di tutti i Paesi membri, volto alla creazione di una Carta dei servizi pubblici radiotelevisivi europei».

Mentre sull’imminente rinnovo della convenzione, dopo aver elogiato la consultazione pubblica indetta dal governo, il presidente dell’Agcom ha osservato come sia l’occasione «per interrogarsi non solo sul ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo e multimediale nel contesto digitale, ma anche sulle modalità organizzative e gestionali con cui la società affidataria del contributo pubblico darà risposta alle sfide poste da nuovi bisogni e da una diversa percezione dell’utilità collettiva del servizio».

Nella sua illustrazione (qui la presentazione e qui la relazione annuale in versione integrale) il presidente Cardani ha affrontato anche i temi della par condicio, «una legge “vecchia” – ha detto – che non piace né a destra né a sinistra, eppure nessuno si assume la responsabilità politica di riformarla», e di una nuova normativa di riforma dei contenuti «che svecchi il sistema esistente e metta insieme la riforma dell’editoria, della titolarità e della vendita dei diritti audiovisivi premium, la promozione sulle piattaforme digitali di quote di opere culturali italiane, e anche la tutela del diritto d’autore e la gestione collettiva dei diritti in un sistema normativo europeo, digitale e connesso».

Spazio poi all’analisi del mercato della pubblicità, con il comparto online che raggiunge nel 2015 un valore stimato dei ricavi pari a 1,708 miliardi di euro, e un trend in costante aumento (+6% su base annua). Anche se le buone performance della raccolta per il web non bastano ad innescare una ripresa del settore dell’informazione: i ricavi dei media calano nel 2015 dell’1.2%, passando da 14,378 miliardi del 2014 a 14,207 miliardi. Dato che rappresenta però una nota positiva se paragonato alle flessioni degli anni precedenti, con tv e radio che occupano la fetta maggiore (8,501miliardi, +0,8%), l’editoria ancora in netto calo (3,998miliardi, -7.5%) e la crescita di Internet (1,708 miliardi, +5,2%).

Una crisi, quella dell’editoria, che nel 2015 conferma il suo carattere strutturale. I ricavi complessivi del settore quotidiani – fa notare l’Agcom – calano del 5%, con una contrazione maggiore dei ricavi pubblicitari (-6%) rispetto a quelli che derivano dalla vendita di copie, inclusi i collaterali (-4%).

Il che comporta – rileva ancora l’Autorità – una riduzione netta del numero di testate sul mercato, con inevitabili riflessi sull’ampiezza e sulla qualità dei contenuti informativi.

Fonte: www.fnsi.it

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