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Fumata nera. Dopo un’ora e mezzo di stentato dialogo (e lunghi silenzi), manager delle agenzie di stampa e funzionari del Dipartimento dell’informazione e dell’editoria si sono alzati e si sono dati appuntamento per un giorno imprecisato di fine aprile, in cui il governo presenterà i bandi di gara europea per regolamentare in futuro la fornitura di notiziari giornalistici allo Stato. Oggi pomeriggio a Palazzo Chigi il ministro con delega all’editoria Luca Lotti non è venuto e la discussione non ha fatto nessun passo avanti rispetto a quello di due lunedì fa.

Pica

Il responsabile del Dipartimento Roberto Marino ha confermato la linea del governo, con la gara europea aperta a competitor stranieri, mentre amministratori delegati e presidenti delle undici agenzie coinvolte da Lotti (Ansa, Agi, AdnKronos, Askanews, LaPresse, RadioCor, Italpress, 9Colonne, Dire, Il Velino, Agenzia Nova), stupefatti dalla chiusura del ministro, hanno riproposto i loro argomenti. Che sono: 1) per riformare un settore come questo non è obbligatoria la gara europea, lo stesso commissario anticorruzione – chiamato dal Dipartimento a collaborare all’istruttoria di gara – ha precisato in diverse occasioni che per la fornitura di prodotti originali e infungibili (come certamente sono, o dovrebbero essere, dei notiziari giornalistici protetti dal diritto d’autore, ndr) un’amministrazione pubblica può decidere di selezionare i propri fornitori secondo una procedura negoziata. 2) il settore delle agenzie di stampa vive una crisi industriale senza precedenti, ci sono 2350 posti di lavoro a rischio, il governo ci pensi bene ad imboccare una strada così pericolosa. 3) Il pluralismo delle fonti è il principio che va difeso in ogni luogo e occasione, come lo stesso Tar del Lazio ha sentenziato a fine gennaio annullando la direttiva Lotti e accogliendo il ricorso dell’agenzia Il Velino, rimasta esclusa.

C’è chi ha fatto presente allo staff del ministro che in alcune amministrazioni locali bandi di gara analoghi (con soglie di spesa evidentemente molto più basse) sono stati impugnati dagli esclusi e, infine, che potrebbero persino esistere meccanismi di gara ad inviti, senza pubblicazione di bando, con diversi lotti, che salverebbero la partita.
Insomma, hanno dichiarato i rappresentati delle agenzie, le strade per riformare profondamente il sistema, spendere i 50 milioni di euro stanziati dal governo, senza affondare molte aziende già provate da una crisi del mercato spaventosa, esistono, basta volerle vedere. “Aprire a competitor stranieri, in alcuni casi finanziati dai governi”, sostengono tutti, “rischia di far saltare i bilanci di molte aziende editoriali che negli ultimi anni si sono dovuti misurare con contrazioni degli investimenti privati (giornali, radio e televisioni) e ristrutturazioni aziendali sanguinose”.

Dall’altra parte del tavolo, lo staff del ministro Lotti e i funzionari del Dipartimento hanno ascoltato, preso appunti, promesso approfondimenti tecnici, ma rimandando ad un incontro a fine aprile per parlare dei regolamenti del bando. Come dire: grazie dei consigli e degli spunti, ma noi procediamo sull’unica strada che al governo Gentiloni appare percorribile per riformare il sistema. Nera la fumata, nerissimo l’umore degli ospiti che intorno alle 17 hanno lasciato piazza Colonna.

Fonte: www.primaonline.it

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