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Grande uomo di pace don Tonino Bello amava contrapporre “il gusto dello scavo alla tentazione della superficialità”.  Plaudire motivatamente alle decisioni sull’editoria che il Senato, dopo i lavori in Commissione, starebbe per prendere con qualche modifica rispetto alla Camera, cui il testo dovrà, poi, tornare, è cosa diversa dall’esserne tifosi, rischio che una categoria come quella dei giornalisti non può permettersi di correre.

Nel provvedimento molto atteso per dare ossigeno all’informazione, che sfida la non facilmente decifrabile fase di trasformazione, ci sono anche importanti innovazioni che riguardano l’ordine dei giornalisti. Il legislatore sta facendo una scelta intelligente: quella di cogliere l’occasione di un intervento sull’editoria per ripristinare la funzionalità di un organismo fondamentale per governare accesso, formazione permanente e deontologia.

E’ superficiale dire che viene stravolta la legge istitutiva firmata da Gonella. E’ invece vero il contrario. Se ne recupera e se ne attualizza lo spirito originario a cominciare dalla proporzione di rappresentanza fra professionisti, ovvero giornalisti che sostengono uno specifico esame e hanno obbligo di esclusiva, e pubblicisti, giornalisti che possono svolgere anche altri mestieri e professioni e che non devono essere sottoposti ad alcun esame professionale aggiuntivo a quello di uno o più direttori che hanno consentito loro una collaborazione retribuita biennale.

Allora come ora apparve opportuna una proporzione di due a uno. Sei professionisti da sempre siedono nei consigli regionali a fronte di tre pubblicisti. Il rapporto è lo stesso nell’esecutivo nazionale. Il legislatore del 1963 semplicemente non poteva prevedere lo sviluppo in oltre mezzo secolo della categoria e le pletoriche attuali dimensioni del Consiglio. Si sta correggendo questa distorsione. 90 consiglieri erano già previsti nel disegno di legge che si arenò nel 2011, 30 se ne son persi, ma 24 salvati, rispetto alla prima intenzione della Camera. Soluzione che appare equilibrata. E’ una “novellazione” indispensabile e improcastinabile.

Non è ancora la riforma dell’ordine,che dovrà avere al centro la questione dell’accesso e che potrà esser fatta una volta ristabilita la corretta rappresentanza. Anche la tesi della presunta fretta va dunque ribaltata. I fatti dicono che un iter lungo ha portato a numeri giusti per poter discutere bene del futuro. Giornalista deve essere chi lo fa e da questo punto di vista l’esigenza di una posizione previdenziale attiva introduce un elemento di novità, su cui si potrà ragionare in senso estensivo e in modo equo, dialogando correttamente con la Fnsi e l’Inpgi.

E’ davvero strano vedere un avvocato sedere, senza alcuna posizione previdenziale, nel consiglio dell’ordine dei giornalisti, mentre è per lui obbligatoria l’iscrizione alla cassa forense per poter rimanere iscritto all’albo degli avvocati. Il nuovo consiglio andrà eletto,dopo il voto della Camera e i decreti attuativi. Ci vorrà ancora un po’ di tempo. Sarà molto utile al gusto di scavare contro la tentazione della superficialità.

Carlo Verna

Fonte: www.articolo21.org

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