La_fabbrica_fantasma_02_27_apr_16

Contraffazione, criminalità, corruzione, minacce e intimidazioni ai danni dei giornalisti. C’è un filo rosso che unisce queste realtà fatto di denaro, potere, ricerca del consenso. Obiettivi che cerca di raggiungere chi si dedica al malaffare e contro i quali uno dei baluardi resta un’informazione libera e rigorosa. Questo il tema che, insieme agli studenti delle scuole romane, hanno affrontato all’Auditorium Parco della Musica il Garante anticorruzione, Raffaele Cantone, il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, il segretario dell’Associazione stampa romana, Lazzaro Pappagallo, presenti, insieme a Paolo Butturini, della segreteria della Federazione nazionale della stampa italiana, alla presentazione della seconda edizione di “A mano disarmata – Forum internazionale dell’informazione contro le mafie”,  patrocinata dell’Ordine dei giornalisti del Lazio.
«Oggi si è strutturato un mercato internazionale su cui c’è scarsa attenzione sociale perché non si è capito che dietro la merce contraffatta c’è un mercato illecito globale che alimenta l’illegalità. Chi compra contraffatto finanzia la criminalità organizzata”, ha osservato Raffaele Cantone all’inizio della manifestazione, organizzata da Associazione “A mano disarmata”, Fnsi, Stampa Romana e Ordine dei giornalisti del Lazio, durante la quale è stato proiettato il docufilm di Mimmo Calopresti “La fabbrica fantasma”, dedicato proprio al tema della contraffazione.
«È importante avere un sistema anticorruzione efficiente, e da questo punto di vista il tema della prescrizione è fondamentale nei processi per reati di corruzione. E c’è anche la necessità assoluta di salvaguardare le intercettazioni, strumento principe contro la mafia e contro la corruzione», ha invece sottolineato il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, puntando l’attenzione sui meccanismi che alimentano gli affari della criminalità organizzata e sul ruolo che la stampa può avere nell’arginarne l’influenza sull’opinione pubblica.
«L’intercettazione resta lo strumento principale per la lotta alla mafia e alla corruzione. Quindi è necessario salvaguardarne l’efficienza, ma anche il tema della prescrizione in quest’ottica è fondamentale». ha detto ancora Pignatone.
“Seguire il denaro” è una delle lezioni lasciate ai posteri da chi ha pagato con la vita l’amore per la verità. Il denaro che alimenta i business dei criminali che trovano nei giornalisti uno dei nemici da mettere a tacere, anche perché il lavoro della stampa può far perdere al malaffare quel consenso sociale che si esprime, ad esempio, nella sponsorizzazione da parte dei boss locali delle squadre di calcio. «Ricordo di un giornalista minacciato per le sue cronache delle partite sgradite al mafioso di turno», dice ancora Cantone.
E se le regioni dove, per i motivi più diversi, l’attacco della criminalità ai giornalisti è più forte restano quelle storicamente legale al fenomeno mafioso, preoccupa che ormai nessun Comune d’Italia sia più al riparo dalle infiltrazioni della malavita, anche perché «negli enti locali una certa quantità di denaro ha continuato ad esserci, nonostante la crisi, e perché c’è oggi un minor controllo sociale», come ha spiegato il procuratore Pignatone.
«Il Lazio è una delle regioni con il maggior numero di giornalisti minacciati», denuncia il segretario di Stampa Romana, Lazzaro Pappagallo, cui fa eco il presidente della Fnsi Giulietti che ricorda come «a livello nazionale e internazionale l’informazione vive oggi un momento di estrema difficoltà e debolezza».
Ci sono i tentativi di imbavagliare la stampa in diversi Paesi europei, e non solo, c’è l’attacco diretto ai media da parte di alcuni capi di Stato o di governo che rimproverano ai giornalisti di non allinearsi alla tesi politica in auge, c’è la tendenza a tenere l’opinione pubblica all’oscuro delle macchinazioni siano esse politiche o economiche. «È per questo – rilancia Giulietti – che, insieme a tante altre associazioni, stiamo organizzando per il 2 maggio una serie di sit-in davanti ad alcune ambasciate a Roma, e poi, il 3 maggio a Reggio Calabria, celebreremo, con il sostegno delle istituzioni italiane e il supporto delle organizzazioni internazionali dei giornalisti, la Giornata mondiale per la libertà di stampa nell’ambito della quale è anche prevista la Giornata della memoria dei giornalisti uccisi da mafie e terrorismo. Perché quello che possiamo fare per illuminare le periferie occupate dal malaffare è dare visibilità alle inchieste dei tanti cronisti impegnati ogni giorno per migliorare con il loro lavoro la realtà che li circonda».

Fonte: www.fnsi.it

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