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Agenzie di stampa e dipartimento dell’editoria di nuovo in conclave oggi pomeriggio a Palazzo Chigi per tentare un accordo sulla gara europea che dovrà assegnare nei prossimi mesi le patenti di fornitori di notiziari informativi alla Pubblica amministrazione centrale (in ballo 34 milioni di euro). Il governo, forte dell’affiancamento chiesto e ottenuto la settimana scorsa dalla Autorità anticorruzione, vuole tirar dritto per la sua strada: gara vera, aperta ai competitor stranieri, per una riforma definitiva del sistema. Le agenzie, dopo giorni di incontri e colloqui informali, tenteranno l’ultimo affondo per convincere il ministro Luca Lotti (con delega all’editoria) e i dirigenti del Dipartimento a desistere: una gara europea rischia di mettere sul lastrico alcune storiche agenzie italiane, bisogna fermare il treno in corsa e trovare un regolamento ultra condiviso. Oppure cambiare strada, e tornare ad una direttiva governativa sostenibile da tutti.

Oggi alle 15 i funzionari di Palazzo Chigi ribadiranno ai rappresentanti delle agenzie quello che lo stesso Lotti aveva annunciato loro due settimane fa. Avanti con due bandi di due gara triennali a procedura aperta e suddivisi in lotti, ognuno dei quali selezionerà più di un fornitore, che saranno pubblicati entro giugno.

Si procede con la gara perché – questa la ratio del ragionamento di Palazzo Chigi – l’affidamento diretto non sarebbe più giustificato, vigente il nuovo codice degli appalti, per due ordini di motivi. Primo: le soglie di spesa (34 milioni per i notiziari in lingua italiana e 16 per quelli internazionali) per forniture allo Stato non possono essere regolate da assegnazioni dirette, a “trattativa privata”. Secondo: il prodotto in questione, i notiziari informativi, non sono un bene offerto sul mercato da un solo operatore, né sono un bene infungibile, ovvero unico nella sua specificità, insostituibile con un altro della stessa specie. Caratteristica, quest’ultima, che avrebbe consentito l’assegnazione a uno o più soggetti con affidamento diretto, naturalmente in presenza di determinati requisiti di ammissibilità, come la stessa Anac ha commentato in diverse occasioni in cui è stata chiamata a chiarire passaggi del codice degli appalti in tema di licitazione privata. No, il notiziario dell’Ansa può valere quello dell’Agi o della Lapresse, non esiste una unicità di prodotto che ne giustifichi l’impossibilità di una comparazione qualitativa, sembra affermare l’Anac con la sua adesione al progetto di gara. Con buona pace del diritto d’autore e dell’originalità intellettuale che pure il lavoro giornalistico dovrebbe prevedere. È questo il principio, insieme a quello già ribadito dallo stesso Tar del Lazio a fine gennaio sul pluralismo delle fonti, sul quale hanno battuto con forza i manager delle agenzie nelle ultime due settimane a sostegno della “non ineluttabilità” della gara europea. “Il governo, se vuole, può ancora rinunciare al bando internazionale”, spiegava a Prima qualche giorno fa l’ad di una delle 10 agenzie coinvolte, “perché le notizie non sono scatoloni. Il nuovo codice degli appalti è scritto molto bene. Per forniture di prodotti non comparabili qualitativamente, la gara non è l’unico percorso possibile”. Eppure l’Anac, interpellata dal Dipartimento dell’editoria sull’argomento il 14 febbraio, ha evidentemente reputato i notiziari informativi e giornalistici prodotti non esclusivi, offrendo a Palazzo Chigi la propria collaborazione per una “vigilanza preventiva” sull’istruttoria del bando di gara. “Interpretazione curiosa del lavoro giornalistico”, spiega un manager sentito oggi da Prima, “che dovrebbe far saltare sulla sedia anche la Federazione nazionale della stampa, che invece per ora si è rallegrata dell’affiancamento offerto da Cantone al Dipartimento, mi chiedo se comprendendo fino in fondo la portata della questione”.
La preoccupazione delle agenzie italiane è nota e la scorsa settimana è stata sostenuta a gran voce da diverse forze politiche in Parlamento e da alcuni comitati di redazione, ultimo quello dell’Ansa: consentire a redazioni straniere, in alcuni casi finanziate lautamente dai governi, di offrire i propri servizi allo Stato italiano, senza meccanismi di reciprocità, rischia di compromettere definitivamente la tenuta di un comparto industriale che dà lavoro a 2.350 persone e costituisce un baluardo di tenuta democratica, altroché se “infungibile”. Agenzie italiane i cui bilanci dipendono in parte (si va dal 6% al 42%) dai contratti pubblici e che con la gara europea rischiano di veder ridotto in maniera consistente questa voce di entrata. “Senza parlare dell’Iva, che passerebbe dal 4 al 22%. Una catastrofe per molte aziende”. Oggi pomeriggio si entrerà nel merito del regolamento e alle agenzie non resta che attaccarsi all’assicurazione della stessa Anac (primo marzo): “Attesa la delicatezza della materia, l’Autorità nazionale anticorruzione, interpellata quale elemento di garanzia, assicura la massima attenzione sulla definizione delle procedure e auspica che nell’individuazione dei singoli lotti di gara sia consentita a tutti gli operatori del settore la più ampia partecipazione, nella doverosa salvaguardia del pluralismo dell’informazione e dei livelli occupazionali”.

Fonte: www.primaonline.it

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