Grasso

Arriva a larga maggioranza dell’Aula del Senato il primo via libera al ddl per il contrasto al fenomeno delle intimidazioni ad amministratori locali, politici e magistrati. L’ok di Palazzo Madama al ddl, che ora passerà alla Camera, giunge infatti con 180 voti favorevoli, nessun contrario e 43 astenuti, tra i quali Lega e M5S.

E sono soprattutto i pentastellati a rinfocolare la polemica accusando il Pd di usare “una norma sacrosanta e ampiamente condivisa per dare più tutela anche alla casta dei parlamentari”. Accuse che i Dem respingono con forza spiegando che con il provvedimento si è voluto intervenire su norme già esistenti, come quelle previste dell’art. 338 del codice penale sulle violenze o minacce a un “Corpo politico amministrativo o giudiziario”.

Con il ddl, infatti, tale articolo viene modificato estendendo la tutela giuridica ai “singoli componenti” dei Corpi elencati nel codice. ”Non si tratta di tutelare la casta, ma persone che nel compimento del proprio dovere vengono fatte oggetto di intimidazioni e minacce”, sottolinea in Aula Doris Lo Moro, a capo della commissione sulle Intimidazioni e prima firmataria del ddl. Provvedimento che, poco prima della sua approvazione, subisce la modifica più significativa: la cancellazione del riferimento alla diffamazione tra i reati per i quali – con un articolo ex novo del codice penale, il 339 bis – il testo prevede un aggravante della pena, portandola fino a 9 di carcere, nel momento in cui il reato è commesso contro amministratori locali, politici o magistrati.

La norma, dopo l’ok in commissione Giustizia, era stata investita dalle critiche, a cominciare da quelle della Fnsi. E già da martedì il Pd aveva tentato di correre ai ripari circoscrivendo l’aggravante alla mera diffamazione con effetto ritorsivo. Ma, dopo un ulteriore approfondimento, il Pd in mattinata è tornato suoi passi facendo in modo che l’aggravante scatti solo nei reati di lesioni personali, violenza privata, minaccia e danneggiamento e ‘salvando’ così dal rischio carcere i giornalisti.

La norma era “in palese contrasto con quanto veniva discusso in commissione Giustizia” sulla diffamazione “e quindi l’Aula ha trovato la coerenza nel toglierla da questo ddl. E’ una buona notizia”, plaude il presidente del Senato Pietro Grasso augurandosi che sia calendarizzato al più presto in Aula il testo sulla diffamazione a mezzo stampa, approvato dalla Camera nell’ormai lontano giugno 2015. Nel frattempo a ‘vivacizzare’ il dibattito ci pensa il verdiniano Ciro Falanga che, annunciando il sì di Ala al ddl, difende così l’inserimento dei politici tra i soggetti tutelati: ”se venisse Realacci a Napoli, per la sua tesi di opposizione energica” contro “i manufatti abusivi, più che di una minaccia potrebbe essere oggetto di atti di violenza proprio per la sua attività politica”. Parole che scatenano l’ira del Pd. “Ancora una volta Falanga si distingue per dichiarazioni intollerabili”, sottolinea Walter Verini a testimonianza di una tensione Pd-Ala che, dai risultati delle Comunali rischia ora di trasferirsi sul terreno parlamentare.

Fonte: Ansa

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