Lampedus1

Refugees welcome? Non ovunque, non su tutti i media internazionali. È quanto emerge dalla fotografia scattata dall’Osservatorio europeo di giornalismo (Ejo), network indipendente di ricerca diffuso in undici Paesi, che ha analizzato il modo in cui nel Vecchio Continente è stato affrontato finora il tema dei migranti e richiedenti asilo. Un fenomeno che ha riguardato oltre 750mila persone nel corso dell’ultimo anno.

Lo studio è basato sul lavoro di 24 testate, tre a testa per le seguenti nazioni: Germania, Italia, Lettonia, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Ucraina. Tra le fonti scelte ci sono i principali quotidiani dei diversi Stati: RepubblicaCorriere della Sera e Il Giornale quelli scelti per il nostro Paese.

Gli atteggiamenti dei diversi media, spiega l’Ejo, sono stati ondivaghi, con prevedibili differenze a seconda dell’orientamento e delle latitudini, ma anche del periodo preso in esame. Nel complesso appare evidente come i giornali dell’Europa occidentale abbiamo mostrato un approccio più compassionevole, mentre minor empatia ha mosso i giornali dell’area orientale e dei Paesi baltici.

Differenze che sono apparse palesi durante uno dei momenti maggiormente simbolici di quella è che stata definita emergenza migranti: la morte di un bambino sulla spiaggia di Bodrum. Questa tragedia, avvenuta i primi giorni di settembre, è stata al centro del monitoraggio, assieme all’annuncio dei controlli alle frontiere in Germania (13 settembre) e al summit dell’Unione europea per cercare una linea comune sulla gestione dei flussi, il giorno 23 dello stesso mese.

Tutti i giornali tedeschi, italiani, portoghesi e britannici hanno pubblicato le foto del corpo senza vita del giovane Aylan. Dopo quel decesso gli articoli di tema umanitario e tono positivo (così ha definito l’Ejo quelli dal tenore compassionevole e umano) sono triplicati. A distanza di appena una settimana, però, il copione è cambiato e sono ricomparse posizioni di maggior chiusura. La componente emotiva in quella vicenda ha contato parecchio. Stesso andamento hanno seguito gli articoli dedicati alle policy dei singoli Paesi in materia: in Germania, la nazione più interessata dalle richiesta di asilo, per tutto settembre i pezzi sono stati complessivamente pro-accoglienza.

Molto meno spazio è stato riservato alla questione migranti dalle testate di Repubblica Ceca, Polonia, Lettonia e Ucraina. Solo tre tra esse hanno pubblicato le foto di Aylan e non sono mancate critiche alla spettacolarizzazione dei colleghi occidentali. In generale sono venute meno storie e personalizzazioni, che l’hanno invece fatta da padrone in Italia e altri Paesi. Maggiore attenzione è stata rivolta all’analisi delle politiche dell’Unione, spesso con accenti negativi sul lavoro svolto a Bruxelles.

L’Ejo ha evidenziato anche le differenze dovute al collocamento politico di ciascun media. I giornali conservatori sono stati quasi sempre molto negativi nei confronti dei propri governi e della politica europea, spesso anche verso gli stessi migranti. Così Il Giornale, ma anche, pur con sfumature, il Daily Mail o il Telegraphnel Regno Unito, la Frankfurter Allgemeine Zeitung in Germania. Un coverage complessivamente positivo è giunto invece daRepubblica e Guardian. Anche il giornale britannico, però, ha criticato duramente le politiche europee, soprattutto dopo le fasi di impasse del 13 settembre.

In seguito all’introduzione delle misure di sicurezza alla frontiera tedesca gli articoli di carattere negativo sono aumentati ovunque tranne che nella stessa Germania, soprattutto nell’Est Europa, dove i toni sono stati talvolta esasperati. A fine mese l’interesse dei media è calato di colpo. Nelle edizioni successive al 23 settembre i giornali analizzati hanno pubblicato tra zero e quattro articoli al giorno sul tema, una diminuzione che oscilla tra il 50 e l’80%. Sono crollati, registra l’Osservatorio europeo di giornalismo, soprattutto gli articoli di approccio umanitario: i giornali ucraini non hanno ospitato un solo scritto di questo tipo per giorni. Altre faccende, come lo scandalo Volkswagen, si sono presi le prime pagine. E pure quelle seguenti.

Fonte: www.wired.it

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