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Le donne continuano ad essere le più penalizzate e a guadagnare in media meno di un collega uomo. Anche nel giornalismo. Lo certifica l’Inpgi, l’istituto di previdenza di categoria, sulla base degli ultimi dati relativi alle retribuzioni annue degli iscritti.
La retribuzione media dei giornalisti italiani nel 2016 – si legge su inpginotizie.it, il nuovo blog di informazione e di servizio dell’ente – è stata pari a 60.403 euro, con significative differenze legate all’età e, appunto, tra uomini e donne.
Il reddito medio delle giornaliste, infatti, è stato pari a 52.158 euro; quello dei giornalisti a 66.092 euro. In particolare, le donne dai 56 ai 60 anni hanno registrato un reddito medio di 75.976 euro, rispetto ad un coetaneo che ha guadagnato in media 92.287 euro.
Una forbice che si restringe all’abbassarsi della fascia d’età: lo stipendio annuale di una donna giornalista tra i 41 e i 45 anni è stato pari a 45.649 euro, quello di un collega maschio a 51.707 euro; la busta paga media di una giovane donna sotto i 30 anni è stata nel 2016 di 19.198 euro, poco distante da quella del coetaneo uomo (19.953 euro).
L’inpgi certifica inoltre il progressivo allargamento del divario fra lavoro dipendente e parasubordinato. I giornalisti dipendenti hanno mediamente stipendi elevati, mentre la retribuzione media di un giornalista con contratto co.co.co nel 2016 è stata di 8.618 euro. In questo caso però le donne hanno avuto compensi più alti degli uomini: in media 9.193 euro, per le prime, 8.287 euro per i secondi.
Infine, sempre sulla base delle dichiarazioni pervenute all’istituto nel 2016, i redditi medi dei giornalisti liberi professionisti sono stati pari a 13.918 euro. «Un ulteriore segnale di impoverimento del lavoro autonomo rispetto a quello dipendente», ribadisce l’ente. Che poi evidenzia: «In particolare, lo stipendio medio della lavoratrice donna è stato pari a 12.114 euro, mentre quello di un collega uomo è stato di 15.354 euro».
Questi stessi dati erano stati illustrati dalla presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, nel corso della manifestazione “Tante quanti” che si è svolta ieri in Fnsi.

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