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La situazione all’Unità precipita. La redazione ha reso noto che «in modo assolutamente unilaterale l’amministratore delegato, Guido Stefanelli, (attraverso una delegata dell’azienda Pessina) ha annunciato di voler dare il via a licenziamenti collettivi senza ammortizzatori sociali, anziché proseguire nella trattativa con il sindacato per la trasformazione degli articoli 1 in articoli 2».

Licenziamenti ai quali il direttore Sergio Staino ha detto volersi opporre fermamente. La redazione si è quindi riunita in assemblea permanente e il Cdr ha annunciato uno sciopero che impedirà l’uscita dell’edizione di domani.

Al fianco dei colleghi dell’Unità si è subito schierata la Fnsi, con l’impegno a tutelare in ogni sede i livelli occupazionali e il patrimonio culturale e professionale da loro rappresentato. «La nuova proprietà dell’Unità – osserva il sindacato dei giornalisti –, smentendo gli impegni assunti soltanto pochi mesi fa con la redazione e con la Federazione nazionale della stampa italiana di sostenere l’impresa editoriale e il suo sviluppo, starebbe per aprire una procedura di licenziamenti collettivi senza prendere in considerazione le soluzioni alternative previste dalla legge. È gravissimo che il gruppo Pessina e il Partito democratico ritengano di abbandonare lo storico quotidiano fondato da Antonio Gramsci a un destino di contrazione occupazionale e perdita di peso politico ed editoriale».

LE REAZIONI

Editoria: Cdr l’Unità, inaccettabile strada dei licenziamenti

È inaccettabile la strada di una riduzione del personale all’Unità senza percorrere la strada degli ammortizzatori sociali, in una parola licenziamenti. Lo afferma il Cdr in una nota a conclusione della conferenza stampa tenuta oggi per dare notizia della comunicazione con cui oggi l’azienda che edita l’Unità ha informato lo stesso Cdr di voler procedere con la riduzione della forza lavoro del quotidiano.
«Non possiamo tollerare – dice la nota sindacale – la violenza e la totale mancanza di rispetto nei confronti della rappresentanza sindacale di una azienda che oggi, a ventiquattro ore da un’assemblea dei soci decisiva per il futuro de l’Unità, ha deciso di inviare ad un incontro fissato da tempo una rappresentante delegata, che nulla ha a che vedere con l’azienda di cui siamo dipendenti per comunicarci l’intenzione di procedere “immediatamente” alla riduzione del personale all’Unità senza percorrere la strada degli ammortizzatori sociali».
Il Cdr aggiunge «non possiamo accettare la forma di quanto avvenuto, e di cui non era stato informato il Partito Democratico, socio di minoranza, e il presidente del consiglio di amministrazione Chicco Testa, e ovviamente non possiamo accettarne la sostanza. Respingiamo al mittente con la massima fermezza, soprattutto, il tentativo di addossare la colpa di un atto unilaterale alla rappresentanza sindacale, accusata dall’azienda di aver respinto un piano di contenimento dei costi che prevedeva la trasformazione su base volontaria di 12 contratti ex articolo 1 in altrettanti ex articolo 2».
Su quel piano, «che pure abbiamo fortemente criticato per il danno che avrebbe provocato al prodotto», il sindacato si dichiara disponibile a discutere «come abbiamo scritto in comunicati e documenti che l’azienda ha ignorato per mesi senza dare alcun seguito alle nostre richieste di incontro. La stessa azienda che per diciotto mesi non è stata in grado di presentare un piano industriale che garantisse futuro e progettualità al giornale, la stessa azienda che fin dalla ripartenza del quotidiano ha ignorato ogni nostro allarme circa l’assurda gestione della questione web, con un sito Internet realizzato da una società esterna (che nulla ha a che vedere con la redazione de l’Unità) e totalmente sganciato da qualsiasi politica editoriale riferibile al quotidiano cartaceo». Un sito Internet che ora «rischia di restare l’unica traccia in vita della storia del giornale fondato da Antonio Gramsci. Sia chiaro all’azienda – dice ancora la nota del Cdr -: siamo pronti a difendere i nostri posti di lavoro e il nostro futuro in ogni ambito, compresi i tribunali della Repubblica a cui chiederemo di fare luce su questi diciotto mesi di gestione. Alla vigilia di un’assemblea dei soci in cui gli azionisti di Unità Srl sono chiamati a garantire la sopravvivenza del giornale con una adeguata ricapitalizzazione, vogliamo ribadire che la responsabilità di questa situazione non è nostra e che, dunque, non possiamo essere noi a pagarla. I colpevoli hanno nomi e cognomi e ne risponderanno in tutte le sedi». (Agi – Roma, 11 gennaio 2017)

Editoria: Pd, sconcerta scelta ad Unità, pronti scongiurarla
Pd non interpellato su licenziamenti, vuole aumentare capitale

«Esprimiamo il nostro sconcerto e la nostra indignazione nell’apprendere della decisione dell’Amministratore delegato dell’Unità di procedere all’invio di lettere di licenziamento collettivo, non solo senza aver interpellato il Pd, socio di minoranza, ma, peggio, senza alcun preavviso nei confronti dei lavoratori cui va la nostra piena solidarietà». Lo affermano fonti del Nazareno. «Lo sconcerto – proseguono – è anche amplificato dal fatto che ciò è avvenuto alla vigilia dell’Assemblea dei soci prevista per domani, 12 gennaio, nella quale il Pd dichiarerà la volontà di assicurare la continuità aziendale procedendo all’aumento di capitale pro quota. Confidiamo che analoga decisione sia assunta dal socio di maggioranza. Se qualcuno invece, con spregiudicatezza, pensa di compromettere il progetto editoriale, a tutto danno dei lavoratori e della storia dell’Unità, sappia – concludono le stesse fonti – che il Pd è fortemente determinato a scongiurare che questo avvenga».

Fonte: Ansa

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