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L’amministratore delegato de l’Unità ha annunciato che, con un atto unilaterale, l’azienda modificherà il formato del giornale a partire dal primo agosto. «Un ordine imperativo e inderogabile. Eppure – protesta il Cdr – più volte i giornalisti hanno ribadito la loro disponibilità ad affrontare questo passaggio, a condizione che fosse inserito in un contesto di rilancio strategico della testata, sia con il giornale di carta che con il sito online. Con una campagna pubblicitaria, o magari l’avvio di un dibattito aperto sul futuro del giornale in occasione delle feste. Nulla di tutto questo: si cambia formato e basta. Contro il volere della redazione, contro i giornalisti. Con l’unico risultato di impoverire ulteriormente un prodotto che ha subito già un taglio della distribuzione».

Il Cdr del giornale non ci sta. «Reagiremo – scrivono i giornalisti in un comunicato pubblicato sul quotidiano – con la massima forma di lotta sindacale, lo sciopero, a questo atteggiamento di chiusura, che mette a rischio il bene più prezioso che abbiamo: la testata. Siamo abituati a pagare di tasca nostra le nostre scelte, e lo faremo anche stavolta. Ma non ci va giù che in un’azienda come questa non vengano rispettate le più elementari regole di relazioni sindacali. Così come non ci va che non venga rispettato il contratto. Già da questa settimana partiranno le nostre azioni legali contro l’azienda, che non ha pagato le indennità redazionali previste dal Ccnl e non ha versato dallo scorso agosto al fondo complementare i contributi “prelevati” dalle buste paga e neanche il Tfr».

Una situazione resa ancora più pesante dall’assenza di un progetto chiaro per il futuro. «Da un anno – prosegue la nota del Cdr – lavoriamo senza un piano, senza un progetto, senza chiari obiettivi di mercato. Abbiamo chiesto innumerevoli volte all’azienda un piano industriale e alla direzione uno editoriale, oltre alla definitiva chiarezza sul sito, oggi gestito all’esterno del giornale. Finora non abbiamo ottenuto nessuna risposta concreta. Anzia, peggio: abbiamo assistito a un confuso e poco commendevole balletto sul nome del futuro direttore. Il tutto accompagnato da un silenzio assordante del Pd, il partito azionista di minoranza ma socio di riferimento per un giornale politico come il nostro. Per quanto ci riguarda, abbiamo dimostrato in ogni occasione il nostro attaccamento al giornale, che abbiamo difeso contro tutti gli attacchi. E proprio per questo sentiamo di avere non solo il diritto ma il dovere di chiedere a tutti lo stesso senso di responsabilità ed impegno. In gioco non sono solo i posti di lavoro ma l’esistenza stessa de l’Unita».

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