Carminati

L’Ordine dei giornalisti del Lazio esprime piena solidarietà ai colleghi de L’Espresso.

A seguire l’articolo pubblicato sul settimanale il 24 ottobre.

Quell’ambiguo avvertimento di Carminati ai giudici e l’attacco in aula all’Espresso

Il giorno dopo la copertina ‘Ricatto alla Repubblica’ in cui veniva svelata la lista delle vittime del furto al caveau, l’imputato di mafia Capitale punta il dito contro il nostro giornale: «Mi mettono sempre in prima pagina». Ma l’obiettivo è distogliere l’attenzione dal suo passato: «Sono pronto per un processo sui vecchi fatti, ma non in questa sede»

Massimo Carminati ha rotto il silenzio in cui si è chiuso pubblicamente per lungo tempo, e nell’udienza di oggi del processo a “mafia Capitale” ha preso la parola per puntare il dito contro l’Espresso e i giornalisti del settimanale che hanno svelato i segreti della lista delle vittime delle 147 cassette di sicurezza del caveau della banca di piazzale Clodio.

Quella pubblicata in esclusiva dall’Espresso era una lista di nomi connessi con i misteri d’Italia, dalla P2 alle stragi, da Pecorelli ed Andreotti a Pasolini. Un’inchiesta che è stata titolata in copertina “Ricatto alla Repubblica”. Ed è stato questo nostro lavoro giornalistico a far scattare la reazione dell’uomo accusato di essere il capo della nuova mafia romana.

 

L’AUDIO DI CARMINATI

 

L’imputato di Mafia Capitale parla a fine udienza e punta il dito sulla copertina del nostro giornale che titolava ‘Ricatto alla Repubblica’

Oggi Carminati ha detto: «Come al solito l’Espresso mi ha onorato della sua attenzione con la prima pagina. E voglio spiegare pure per quale motivo intervengo: in prima pagina c’era scritto “ricatto alla Repubblica”, non repubblica, ma proprio ricatto alla Repubblica italiana. A causa della lista di documenti che io avrei preso nel caveau di piazzale Clodio nel furto. Ovviamente non è questa la cosa che mi interessa di più».

Il capo di “mafia Capitale” ha lanciato questo primo messaggio per proseguire dicendo ai giudici del tribunale: «Se un domani questo processo non fosse nel gradimento del settimanale l’Espresso probabilmente avrei corrotto anche i giudici di questo processo».

 

Dopo l’attacco di Carminati all’Espresso durante il processo di mafia Capitale il direttore conferma l’impegno del settimanale a cercare di far luce su ogni aspetto che possa aggiungere èezzi di verità all’inchiesta che ha scosso Roma e ai fili che la legano alla storia perggiore dell’Italia degli ultimi trent’anni

E poi: «Vorrei difendermi dalle cose che sono solo nel processo, purtroppo non lo posso fare e questo per me è importante. Non lo dico perché credo che il tribunale non abbia capito questa cosa, il tribunale la capisce benissimo, la capisce molto meglio di me». Quindie: «Le cose che stanno succedendo fuori da questo processo sono altrettanto importanti da quelle che succedono dentro questo processo».

 

In maniera sibillina Carminati ha cercato poi di tirare dalla sua parte qualcuno: «Vorrei essere sicuro che ci fosse un processo per corruzione in atti giudiziari per queste cose che dice il giornalista de l’Espresso. E mi farebbe piacere che ci fosse una volta e per tutte un processo che controlla tutti i miei processi precedenti al furto al caveau e quelli successivi».

E qui ha lanciato un altro attacco: «Lo stesso giornalista che ha scritto l’articolo è andato ieri pomeriggio (domenica ndr) su Rai Uno da Giletti a dire che il processo Pecorelli è stato praticamente aggiustato, e dovrebbe essere interesse dei giudici che hanno fatto le sentenze difendersi da accuse di questo tipo. Mi sembra che qui tutti stanno zitti e l’unico scemo forse sono io. Che io sono il più scemo è sicuro».

La dichiarazione di Carminati è arrivata a conclusione dell’udienza. L’avvocato Giulio Vasaturo, che rappresenta la parte civile per Libera, ha commentato: ««Credo che nella scelta di Carminati di rompere il silenzio per attaccare Lirio Abbate e per sollecitare altri a non stare più zitti debba essere colto un segnale preciso». «Un segnale che, come spiega lo stesso imputato al 41bis, è rivolto all’esterno dell’aula di giustizia, verso chi è in grado di recepirlo perfettamente», conclude l’avvocato Vasaturo.

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