Franco Venturini

Un altro grande giornalista che se ne va. Franco Venturini, collega preparatissimo, ironico e raffinato, avrebbe dovuto ritirare la targa per i 50 anni di iscrizione all’albo dei Giornalisti del Lazio. Lo abbiamo ricordato nel corso dell’assemblea per l’approvazione del bilancio. Purtroppo non abbiamo fatto in tempo. Presto organizzeremo un incontro per consegnarla ai figli. Pubblichiamo uno straordinario ricordo di Paolo Conti, altra grande firma del Corriere della Sera, compagno di banco per anni di Franco Venturini.

Guido D’Ubaldo
Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio

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di Paolo Conti

Franco Venturini apparteneva a quella schiera di giornalisti del Corriere della Sera della cosiddetta “vecchia generazione” che hanno sempre assicurato al lettore un’informazione approfondita, e intrinsecamente libera, per una preparazione professionale particolarmente solida. Nel caso di Venturini, raffinato analista di avvenimenti internazionali, c’era di mezzo anche una nascita che era già un destino. Era nato a Venezia il 26 luglio 1946,  figlio di un diplomatico di carriera. Ha dunque avuto, sin dall’inizio, un’esistenza cosmopolita che lo ha visto crescere in giro per il mondo e gli ha consentito di parlare correntemente cinque lingue, conoscendo subito la vita e la storia di tanti Paesi. Si laureò in Scienze Politiche a Roma con una tesi di Politica economica pubblicata dal ministero del Tesoro. Poi i primi passi professionali al “Gazzettino di Venezia”, quindi a “Il Tempo” di Roma, durante la direzione di Gianni Letta, dove diventò capo degli Esteri. Seguì la caduta del regime dei Colonnelli in Grecia nel 1974, la Rivoluzione dei Garofani in Portogallo nello stesso anno,  la nascita del sindacato Solidarnosc in Polonia. Nel 1986 venne chiamato al Corriere della Sera dove fu subito nominato corrispondente da Mosca. Rientrato in Italia nel 1988 diventò commentatore ed editorialista. E lo è rimasto fino all’ultimo ultimo con passione, orgoglio, cura del dettaglio, capacità di spiegare anche gli aspetti più complessi della politica e delle crisi internazionali. Fino all’ultimo non è un’espressione retorica: il suo ultimo articolo (“Il pericolo più grande”) è appena del 7 marzo, riguardava ovviamente l’invasione russa dell’Ucraina. Venturini parlava di “guerra che invade le nostre coscienze, che ci assale con le immagini dei morti e dei profughi, soprattutto dei bambini”.

Negli ultimi anni aveva focalizzato la sua attenzione professionale sulle complesse evoluzioni dell’integrazione europea. Venturini aveva ricevuto la Legion d’Onore in Francia, nel 1992 aveva vinto il Premio Hemingway. Aveva collaborato a lungo con la Bbc e con France Culture, pubblicando molti saggi non solo in Italia. Tra le interviste più famose della sua carriera quella a George Bush senior, Boris Eltsin, Kofi Hannan, Hosni Mubarak, Jacques Chirac.
Venturini era non solo un prestigioso, autentico giornalista. Era anche, intrinsecamente, un gentiluomo nato, un uomo elegante, colto e  ironico, capace di mantenere il distacco durante molti momenti complessi della sua vita senza però rinunciare all’immediatezza, all’affetto per i colleghi e le colleghe del Corriere della Sera: era legatissimo al nostro giornale, sentiva sinceramente il vincolo di appartenenza. Nessuno di noi ricorda di aver ascoltato da lui giudizi sommari o sbrigativi su persone qualsiasi come su Grandi della Terra. Era un Signor Giornalista, e un Giornalista Signore.  Lo rimpiangeremo in tanti, lettori e colleghi.

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