Libertà di stampa, anno nero: crescono minacce e intimidazioni ai giornalisti

Un 2025 difficile per la libertà di stampa in Italia.
È questa la fotografia che emerge dal Rapporto Ossigeno 2025.

Il report, curato da Grazia Pia Attolini, Laura Turriziani e Alberto Spampinato, documenta un netto peggioramento della libertà di stampa nel nostro Paese, tra intimidazioni in aumento, violenze più frequenti e nuove forme di controllo dell’informazione.

I numeri parlano chiaro: nel 2025 sono stati 759 i giornalisti, blogger e attivisti colpiti da minacce e intimidazioni, con un aumento del 47% rispetto ai 516 casi registrati nel 2024. Un dato che conferma una tendenza ormai strutturale e che evidenzia come il diritto di informare e di essere informati continui a essere sotto pressione crescente.

A preoccupare ulteriormente è l’aumento della violenza. Le intimidazioni che implicano l’uso della forza restano altissime, pari al 77% del totale, con picchi che in alcune regioni superano il 90%. Le aggressioni sono cresciute del 7%, i danneggiamenti del 19%, mentre gli avvertimenti sono diminuiti del 17%. Questo significa che gli episodi in cui la violenza viene effettivamente esercitata sono aumentati del 26% rispetto a quelli in cui resta solo una minaccia, proseguendo un trend già in crescita negli anni precedenti.

Il 2025 segna anche un incremento delle intimidazioni collettive, che passano da 60 a 81 episodi (+38%). Sempre più spesso, dunque, non sono colpiti singoli cronisti ma intere redazioni, con l’obiettivo di condizionare in modo più ampio il flusso dell’informazione.

Crescono in modo significativo anche le cosiddette SLAPP, le azioni legali intimidatorie. Nel 2025 sono stati documentati 57 casi (+67%), che hanno coinvolto 117 giornalisti (+105%). Si tratta di uno degli strumenti più insidiosi perché meno visibili: secondo le stime basate sui dati del Ministero della Giustizia, queste cause pretestuose potrebbero essere in realtà circa diecimila ogni anno, una cifra ben superiore a quella che emerge dalle sole denunce pubbliche.

Dal punto di vista territoriale, Piemonte, Lombardia e Lazio risultano le regioni con il maggior numero di giornalisti minacciati, concentrando da sole circa la metà dei casi. Il dato più sorprendente riguarda il Piemonte, passato da zero giornalisti minacciati nel 2023 a 148 nel 2025. La Lombardia è cresciuta da 13 a 122 casi nello stesso periodo. Il Lazio, pur scendendo al terzo posto nel 2025, resta la regione che dal 2012 registra il maggior numero complessivo di operatori dell’informazione colpiti.

Anche la pressione intimidatoria, cioè il rapporto tra giornalisti minacciati e iscritti all’Ordine, mostra un peggioramento diffuso. Piemonte e Lombardia salgono ai primi posti, mentre la Liguria si conferma la regione con la pressione più alta. Il Lazio passa dal sesto al quarto posto, confermandosi comunque tra i territori più esposti.

Il contatore di Ossigeno, che nel 2006 segnava zero, ha raggiunto al 1° gennaio 2026 quota 8.314 vittime di violazioni della libertà di stampa. Un numero che restituisce la dimensione reale del fenomeno e che colloca l’Italia, anche nel 2025, al primo posto in Europa per numero di giornalisti minacciati e sotto protezione.

Accanto ai dati più evidenti, il rapporto segnala anche nuove e preoccupanti forme di pressione, come l’uso di spyware e la crescente “caccia alle fonti”, che mettono a rischio non solo chi informa ma anche chi fornisce informazioni. Elementi che indicano un’evoluzione delle minacce, sempre più sofisticate e difficili da contrastare.

Il quadro che emerge è dunque critico, ma non privo di segnali di attenzione e consapevolezza crescente. Il lavoro di monitoraggio e denuncia svolto da Ossigeno continua a rappresentare uno strumento fondamentale per portare alla luce episodi che altrimenti resterebbero invisibili, contribuendo a difendere uno dei pilastri della democrazia: la libertà di informazione.