L’ODG Lazio ricorda Marco Vignudelli

È morto Marco Vignudelli, giornalista e figura molto conosciuta nel mondo dell’informazione e del sindacato giornalistico. Nel corso della sua carriera si è distinto per il forte impegno nella tutela della professione, contribuendo in maniera decisiva all’accordo che nel 2019 portò al riconoscimento del Contratto giornalistico per i programmi di rete Rai.

Negli anni ha ricoperto incarichi importanti all’interno dell’Usigrai ed era presidente della Commissione Contratto di Stampa Romana. Vignudelli è stato inoltre tra i coordinatori di Controcorrente Lazio, realtà nella quale ha portato avanti il suo impegno a favore dei diritti dei giornalisti e della qualità dell’informazione.

Nato nel 1956, era giornalista professionista dal 1980, anno della sua iscrizione all’Ordine dei Giornalisti.

Di Vittorio Di Trapani – Presidente FNSI

Un uomo perbene. Pulito.
Leale. Generoso.

Nella sua vita ha avuto anche incarichi di grande rilevanza istituzionale e politica. Ma mai ne ha fatto sfoggio. Men che meno li ha utilizzati per un tornaconto personale.
Anzi.

Ha interpretato il suo impegno sindacale esclusivamente al servizio delle colleghe e dei colleghi.
E in particolare di quelli senza tutele, senza diritti.
Se oggi in Rai centinaia di giornalisti hanno un “giusto contratto” tanto lo dobbiamo a lui: ne aveva fatto impegno quotidiano.

Quando parlava aveva sempre un tono basso, quasi dimesso.
Ma le sue parole erano sempre precise, scelte, chiare.

Perché – anche nella scelta della voce – non gli piaceva mettersi in mostra.
Lui voleva “solo” essere utile.
Mettersi a disposizione.
Con discrezione.

Quella pacatezza appartiene solo alle persone forti, ricche di valori e di cultura.

È stata una fortuna aver fatto attività sindacale con lui.
Aver avuto la sua collaborazione – competente, lucida, saggia – ai tavoli sindacali.

Non è facile trovare le parole per raccontare Marco Vignudelli.
Anche perché so che lui ne avrebbe trovate di migliori.
E così ho messo giù pensieri alla rinfusa dopo oltre un’ora con il telefono in mano.
E so anche di non essere riuscito a farlo.
La consolazione è nel fatto che invece ci riescono i tanti messaggi di colleghi sconvolti che mi scrivono: in ognuno di quel messaggi trovo un “pezzetto” di Marco.