Salute, inclusione, educazione, parità e cultura della pace: il corso promosso dal Dipartimento per lo Sport e dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio ha approfondito il ruolo sociale della pratica sportiva e la responsabilità dei giornalisti nel raccontarne valori e impatto sulle comunità.
Si è svolto il 16 settembre 2026, presso la Sala Rossa del CONI al Palazzo delle Piscine del Foro Italico di Roma, il corso di formazione “La dimensione europea dello sport – European Week of Sport 2026: il valore sociale, educativo, sanitario e culturale della pratica sportiva”, organizzato dal Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri insieme all’Ordine dei Giornalisti del Lazio.
Al centro della giornata il ruolo dello sport come fenomeno che va oltre il risultato agonistico e che rappresenta un elemento fondamentale per la crescita delle comunità, la promozione della salute, l’inclusione sociale e la diffusione di corretti stili di vita. La Settimana europea dello sport, promossa dalla Commissione europea e coordinata in Italia dal Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri, rappresenta infatti il principale appuntamento annuale dedicato alla promozione dell’attività fisica e coinvolge istituzioni, scuole, associazioni, federazioni sportive e cittadini in tutto il Paese.
Durante il corso sono stati affrontati temi legati allo sport di base, alla prevenzione, all’inclusione, alla parità di genere, all’accessibilità e alla sostenibilità degli eventi, con l’obiettivo di fornire ai giornalisti strumenti utili per raccontare lo sport in una prospettiva più ampia e consapevole.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali di Guido D’Ubaldo, presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, e di Roberto Sampiero, giornalista e dirigente comunicazione/ affari internazionali del Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri. La moderazione è stata affidata alla giornalista Mariagrazia Biancospino.
Roberto Sampiero ha introdotto la Settimana europea dello sport, illustrandone obiettivi e risultati; Giorgio Guazzugli Marini, Capo unità Sport della Commissione europea, ha approfondito il ruolo dello sport nelle istituzioni dell’Unione europea; Silvia Giannubilo e Lavinia Ferrari hanno analizzato il programma Erasmus+ e i progetti europei; Donatella Minelli, direttrice della Scuola dello Sport di Sport e Salute, ha affrontato il tema della formazione; Ursula Bassi, responsabile delle relazioni istituzionali della Fondazione Milano-Cortina 2026, ha illustrato il valore dei grandi eventi sportivi internazionali; Valerio Vermiglio e Alessia Filippi hanno raccontato il percorso della dual career e il piano europeo per lo sport; Ana Quiles Boix e Marco Calabresi hanno portato la prospettiva internazionale dell’esperienza sportiva europea.
Sul campo di gioco persone con lingue, culture e storie differenti si incontrano, rispettano le stesse regole e imparano a considerare l’altro non come un nemico, ma come un avversario con cui condividere una competizione. Dall’ekecheiria, la tregua sacra dell’antica Olimpia, fino all’Europa contemporanea, resta quindi un messaggio attuale: lo sport non elimina da solo i conflitti, ma può insegnare agli uomini a incontrarsi prima di scontrarsi, a conoscersi prima di dividersi e a costruire, attraverso il rispetto reciproco, una cultura della pace.
Il corso ha così ribadito il ruolo del giornalismo sportivo come strumento capace non soltanto di raccontare gare e risultati, ma anche di valorizzare le dimensioni sociali, educative e culturali dello sport, contribuendo a una narrazione più completa di un fenomeno che coinvolge milioni di cittadini e rappresenta uno dei linguaggi universali dell’Europa contemporanea.