di Patrizia Renzetti
Cinquantuno anni non sono bastati a mettere a tacere le domande sulla morte di Pier Paolo Pasolini. Il tempo ha attraversato generazioni, trasformato il Paese, scritto la memoria collettiva. Ma quella notte all’Idroscalo di Ostia, tra l’1 e il 2 novembre 1975, continua a proiettare la sua ombra sulla storia italiana.
Poeta, scrittore, regista, e giornalista pubblicista, Pier Paolo Pasolini è oggi in una nuova pagina giudiziaria. Le indagini sono state riaperte. C’è un testimone che potrebbe, finalmente, fare chiarezza.
Una vicenda, quella di Pier Paolo Pasolini, che riguarda da vicino il mondo dell’informazione. L’Ordine dei giornalisti del Lazio si è costituito infatti parte offesa, perché la sua morte appartiene anche alla storia di una professione chiamata, per sua stessa natura, a non smettere di interrogare la realtà.
Era il marzo 2023, quando il Consiglio regionale dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio aveva deliberato all’unanimità di sostenere l’iniziativa legale finalizzata alla riapertura delle indagini. Nel giugno dello stesso anno l’Ordine aveva presentato in Procura l’istanza per costituirsi parte offesa, proprio in considerazione dell’iscrizione di Pasolini all’albo dei giornalisti pubblicisti.
La scelta di assumere questo ruolo sottolinea il legame tra la vicenda giudiziaria e la professione giornalistica. Pasolini esercitava il diritto di raccontare e interpretare la realtà attraverso la scrittura, spesso con posizioni scomode e controcorrente. La sua voce, critica nei confronti del potere e delle trasformazioni della società italiana, continua a essere oggetto di studio e confronto.
A oltre mezzo secolo dalla sua scomparsa, la riapertura delle indagini restituisce attenzione a una vicenda sulla quale restano interrogativi. L’Ordine dei giornalisti del Lazio ribadisce la propria presenza nel percorso volto a chiarire le circostanze dell’assassinio di un giornalista che appartiene alla storia culturale del Paese.
Pasolini iscritto all’Ordine del Lazio dal 5 ottobre 1954, aveva al momento dell’assassinio con sé, la tessera professionale, oggi custodita al Museo criminologico di Roma. Un dettaglio che restituisce un significato particolare alla partecipazione dell’Ordine.
La nuova indagine è stata avviata dalla Procura di Roma in seguito a un esposto presentato dall’avvocato Stefano Maccioni, legale dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, del regista David Grieco e dello scrittore ed editore Giovanni Giovannetti. L’istanza, depositata nel novembre 2025 e integrata nel maggio 2026, si basa su ulteriori elementi raccolti nel corso degli approfondimenti e su una rilettura complessiva dei dati disponibili.
Tra gli aspetti sui quali si chiede di fare luce c’è la possibilità che Giuseppe Pelosi, condannato in via definitiva per l’omicidio e morto nel 2017, non fosse solo la notte del delitto. L’esposto richiama anche le immagini dei telegiornali dell’epoca e altri elementi che, secondo i promotori dell’iniziativa, meritano di essere valutati unitariamente. È stata segnalata la presenza di un nuovo testimone che potrebbe fornire indicazioni utili alla ricostruzione dei fatti.
Si tratta di elementi che dovranno essere verificati dagli inquirenti. L’apertura del nuovo fascicolo non costituisce una conferma delle ipotesi avanzate negli anni, ma segna un nuovo passaggio nella ricerca di risposte su uno degli omicidi più controversi della storia italiana contemporanea.
Adesso la parola passa alla magistratura. L’auspicio è che i nuovi accertamenti possano contribuire a fare luce sui punti ancora oscuri del delitto e a dare risposte attese da decenni.