Pluralismo dei media, ok del Consiglio d’Europa alla risoluzione Grippo (Azione): stretta su proprietà opache e leggi bavaglio

Strasburgo, 30 settembre 2026. Con 103 voti favorevoli su 109, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha approvato oggi la risoluzione e la raccomandazione “Minacce crescenti al pluralismo e all’indipendenza dei media”, sulla base della relazione di Valentina Grippo, deputata di Azione e relatrice generale dell’Assemblea per la libertà dei media e la sicurezza dei giornalisti. Il voto è arrivato dopo un’intera mattinata di dibattito, il più discusso della sessione e quello con il maggior numero di interventi della settimana.

“È un segnale forte, che arriva mentre la libertà di stampa in Europa è a un punto di svolta“, dichiara Grippo. “E non solo nei Paesi in guerra o autoritari. Anche nelle democrazie i media si mettono a tacere senza censura: si comprano, si condizionano con la pubblicità di Stato, si occupano attraverso il servizio pubblico”.

La relazione, frutto di due anni di audizioni e analisi, ha acceso il confronto in Aula. Decine di interventi hanno denunciato casi concreti, dalla Turchia all’Ungheria, e una deputata della delegazione turca ha allegato al testo un’opinione dissenziente contro i riferimenti al suo Paese. “Le reazioni confermano che abbiamo toccato un nervo scoperto”, commenta Grippo.

La risoluzione chiede a tutti gli Stati membri trasparenza sulla proprietà reale dei media, autorità di regolazione e servizio pubblico indipendenti dalla politica, sostegni pubblici trasparenti all’informazione locale e l’abrogazione o la modifica delle leggi usate per intimidire i giornalisti, a partire dalla diffamazione penale. Chiede inoltre di attuare la Raccomandazione del Consiglio d’Europa contro le cause intimidatorie (SLAPP). “I giornalisti devono poter lavorare in sicurezza per informarci liberamente”, sottolinea Grippo. “Oggi invece subiscono cause intimidatorie, minacce online e aggressioni, e le giornaliste più di tutti”.

Il testo denuncia anche i “deserti informativi”, cioè i territori rimasti senza informazione locale, e il potere delle piattaforme online. “Non basta avere centinaia di canali televisivi o cataloghi pieni di opere europee”, avverte Grippo. “Se algoritmi e piattaforme decidono che cosa vediamo, quei contenuti diventano invisibili”.

La risoluzione riconosce nel Media Freedom Act dell’Unione europea un passo nella giusta direzione, ma ricorda che i Paesi fuori dall’Unione non ne hanno la protezione. Con la raccomandazione, l’Assemblea chiede al Comitato dei Ministri di creare una banca dati europea, pubblica e gratuita, sulla proprietà dei media. “Quelle garanzie devono valere in tutti i 46 Stati del Consiglio d’Europa, Italia compresa”, conclude Grippo. “Il futuro della democrazia è nelle mani di tutti noi: più trasparenza e più pluralismo dei media sono la chiave di volta”.