SalvatoreMazza

di Luca Liverani

Se n’è andato la mattina del 26 dicembre, Santo Stefano, primo martire. Ed è stato un martirio quello di Salvatore Mazza, giornalista, per tanti anni vaticanista di Avvenire, morto a 67 anni, da cinque colpito da Sclerosi laterale amiotriofica. Martirio nel senso pieno del termine: di sofferenza indicibile, affrontata ogni giorno con coraggio in una discesa continua, ma anche di testimonianza della fede, che lo ha sostenuto assieme all’amore e alla dedizione totale della moglie Cristina e delle figlie Giulia e Camilla. I funerali nel pomeriggio del 27 dicembre, nella chiesa parrocchiale del Sacro Cuore del Suffragio a Roma, concelebrati dall’ex direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, e da padre Giulio Albanese, missionario e giornalista. A lungo presidente dell’Aigav, l’associazione internazionale dei vaticanisti, Salvatore Mazza è stato un giornalista di razza. Nonostante la malattia, che ultimamente lo aveva completamente immobilizzato a letto, ha scritto fino alla fine, grazie a un puntatore ottico. Ogni settimana su Avvenire curava una riflessione sui temi del pontificato nella rubrica “Su questa pietra”, l’ultima pubblicata proprio il 24 dicembre. E poi “Slalom”, l’altra rubrica bisettimanale, sullo stesso quotidiano, in cui ha raccontato con lucidità, coraggio e perfino ironia (a partire dal titolo scelto) il terribile decorso della sua malattia, “la bastarda” come la chiamava lui. Un appuntamento che ha anche dato voce ai seimila malati di Sla in Italia, un racconto in 83 puntate cominciato il 20 settembre 2018 e concluso l’8 dicembre di quest’anno con un “arrivederci a gennaio, almeno spero”. Una testimonianza umana e cristiana di grande valore, che ha insegnato molto a chi l’ha seguita, ancora tutta disponibile sul sito di Avvenire.

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