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“Noi non archiviamo”.

I rappresentanti di Fnsi, Usigrai e Ordine dei giornalisti, insieme con il deputato Walter Verini, lo hanno ribadito ancora oggi, a pochi giorni dall’anniversario dell’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi a Mogadiscio il 20 marzo 1994 in circostanze ancora da chiarire. L’occasione è stata la conferenza stampa convocata alla Camera dei deputati per illustrare le commemorazioni e le iniziative promosse in concomitanza con i 25 anni dall’omicidio. «Confidiamo che questo appuntamento possa dare nuovo impulso alle indagini. Lo facciamo per il Paese: fare luce su questo caso è interesse del Paese», ha detto Verini presentando ‘Noi non archiviamo. Il giornalismo d’inchiesta per la verità e la giustizia’, evento in programma mercoledì 20 marzo, alle 10.30, a Montecitorio. Appuntamento che sarà aperto da un saluto del presidente della Camera Roberto Fico e vedrà la partecipazione, fra gli altri, della direttrice del Tg3 Giuseppina Paterniti, del segretario dell’Usigrai Vittorio Di Trapani, dell’Ad della Rai Fabrizio Salini, del vice presidente del Csm David Ermini e di Marino Sinibaldi, Mariangela Gritta Grainer, Walter Veltroni, Giuseppe Giulietti, Ottavia Piccolo. «Noi premiamo perché non si archivi e si continui invece a scavare e indagare. Ci sono altri strumenti, a partire dalla Commissione parlamentare di inchiesta sui rifiuti che è in carica, ha i poteri della magistratura e ha già aperto un focus sulla vicenda Alpi», ha spiegato ancora Verini, che poi ha anticipato: «A Fico chiederemo di calendarizzare al più presto la proposta di legge sulla diffamazione a mezzo stampa, che contiene anche norme contro il carcere per i giornalisti e le querele temerarie, vere e proprie forme di intimidazione ai danni dei cronisti». Altra iniziativa è quella illustrata dal segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso: «Abbiamo presentato – ha esordito – atto di opposizione alla richiesta di archiviazione delle indagini e consegnato una copia dell’esposto al governo, nelle mani del sottosegretario Crimi, al ministero di Giustizia e allo staff del presidente della Camera. Siamo convinti che non sono stati seguiti e approfonditi tutti i filoni di indagine. C’è una fonte anonima che avrebbe collegato la morte di Ilaria e Miran al traffico di rifiuti in Somalia. Chiediamo che questa testimonianza e l’identità di chi l’ha resa siano desecretate». Lorusso, fra l’altro, ha anticipato anche la possibilità di «presentare eccezione di incostituzionalità della norma che consente di tenere segreta l’identità di un teste. Dobbiamo rendere giustizia all’opinione pubblica del Paese, che non può accettare che questo caso resti irrisolto». Come ha spiegato l’avvocato Giulio Vasaturo, «questa storia è avvolta da un alone di mistero e da omissis. Anche per la richiesta di archiviazione è stata consultata una fonte che rimane segreta da 25 anni. È arrivato il momento di liberare dal segreto l’identità di questa fonte che ha ricostruito tutto lo scenario della vicenda perché sia un magistrato a verificarla». Quello di Ilaria e Miran, ha detto il segretario dell’Usigrai, Vittorio Di Trapani, «è un caso che non archiviamo e non archivieremo, continuando a svolgere inchieste giornalistiche attraverso le quali si possono trovare elementi aggiuntivi». La presidente dell’Odg del Lazio, Paola Spadari, ha promesso: «Non ci rassegniamo». E il segretario del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Guido D’Ubaldo, ha ribadito la volontà di «rimettere in moto la scorta mediatica che già in passato si è attivata per la famiglia Alpi e per i cronisti minacciati dalla mafia». Il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, ha chiuso l’incontro sottolineando che «nulla può essere secretato quando sono in gioco la verità e la vita delle persone» e anticipando le iniziative che, ha rimarcato, «sono dedicate a tutti quelli che attendono verità a giustizia. E l’elenco è lungo». Diversi gli appuntamenti in programma, oltre a quello di mercoledì 20 alla Camera. A Trieste, il 19 marzo, sindacato e Ordine regionali ricorderanno Ilaria e Miran con la Fondazione che porta il nome di Hrovatin accanto a quelli di Marco Luchetta, Sasa Ota e Dario D’Angelo, uccisi poche settimane prima a Mostar Est. E venerdì 22 marzo allo spazio ‘WeGil’ di Roma si terrà un incontro aperto al pubblico promosso con associazione Amici di Roberto Morrione e Articolo21 con autori e scrittori che hanno dedicato un loro lavoro al caso Alpi-Hrovatin.

Fonte: Fnsi.

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