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ROMA – ‘Noi non archiviamo’: è la parola d’ordine che familiari, associazioni, sindacati, giornalisti e istituzioni hanno scelto per il 25/o anniversario della morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Una frase figlia della scelta di presentare opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dal pm che indaga sulla giornalista del Tg3 assassinata assieme all’operatore tv il 20 marzo del 1994 a Mogadiscio. Un atto, quello promosso da Federazione nazionale della Stampa, Ordine dei giornalisti e Usigrai, legato alla speranza di rintracciare l’ultimo testimone chiave, la fonte confidenziale degli allora servizi segreti del Sisde, che nel 1997 aveva riferito dei collegamenti tra l’omicidio e i traffici di armi e rifiuti in Somalia.

“L’impegno dei familiari contro le reticenze e i depistaggi, dopo l’immenso dolore subito, ha meritato e merita grande rispetto e rappresenta un dovere della Repubblica”, è il monito arrivato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. ”Nel ricordare la loro uccisione, sottolineo come la libera informazione debba restare uno dei pilastri della democrazia”, ha aggiunto il presidente del Senato Elisabetta Casellati, definendo Alpi e Hrovatin “due martiri della libertà di stampa”. Il presidente della Camera, Roberto Fico, ha partecipato all’evento organizzato ‘Noi non archiviamo. Il giornalismo d’inchiesta per la verità e la giustizia’, al quale era presente anche il somalo Ashi Omar Hassan, che ha ingiustamente passato 17 anni in carcere prima di essere assolto nel 2016 per non aver commesso il fatto.

“Restano ancora troppi gli interrogativi e le zone d’ombra; troppi i sospetti di depistaggi, errori, complicità ed omissioni nelle indagini”, ha affermato Fico, ricordando il contributo della Camera alla ricerca della verità avviando le procedure di declassificazione di documenti formati ed acquisiti dalla Commissione d’inchiesta e la creazione dell’Archivio digitale Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Nel corso dell’evento sono stati ricordati anche altri giornalisti e attivisti uccisi, da Antonio Megalizzi a Giulio Regeni. “Non ci può essere giustizia senza verità, una verità vera che faccia luce sugli accadimenti, per quanto scomodi o indicibili, perché vogliamo vivere in un paese democratico e la democrazia ha bisogno di fondarsi sulla trasparenza”, hanno affermato i genitori di quest’ultimo.

All’incontro alla Camera, chiuso dal presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, anche l’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini. “Credo – ha affermato – che un modo giusto e corretto per tenere viva la memoria di Alpi e Hrovatin e rendere il dovuto omaggio sia di dotare la Rai di un nucleo di giornalismo investigativo che si affianchi al gruppo che avrà il compito di svelare e smontare le fake news”. Una proposta avanzata anche dal segretario Usigrai, Vittorio Di Trapani, che ha sottolineato come “ogni taglio all’informazione è un bavaglio all’informazione. L’informazione costa ma è un investimento per la democrazia”.

Fonte: Ansa.

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