Otello-Lupacchini

“Vedo che in molte trasmissioni si spettacolarizzano vicende di cronaca, rispetto alle quali l’accertamento è ancora in corso e talvolta nelle fasi iniziali di indagine e investigazione. Attenzione, tutto questo potrebbe indurre suggestioni dannose per l’esito del processo e foriere di emulazioni pericolose”. Così all’Adnkronos il magistrato Otello Lupacchini, sostituto procuratore nel processo alla banda della Magliana, scrittore e blogger per il ‘Fatto Quotidiano’.

Lupacchini, riferendosi ai programmi televisivi incentrati sui casi di cronaca nera, ha avvertito che “si prospettano delle ricostruzioni spettacolarizzate che finiscono per condizionare talvolta anche gli stessi investiganti – avverte l’esperto di criminalità organizzata che si è occupato, fra gli altri, degli omicidi del pm Mario Amato, di Roberto Calvi, del generale americano Lemmon Hunt, del professor Massimo D’Antona ma anche della strage di Bologna e della Banda della Magliana – e che creano ingiustificate aspettative nell’opinione pubblica, grazie anche all’autorevolezza, talvolta reale, più spesso presunta, dei cosiddetti opinionisti che si confrontano sul caso, mirando spesso con franca disinvoltura a bersagli ancora troppo nebulosi”.

Suggestioni e aspettative “del tutto inappropriate rispetto a ciò che sta avvenendo processualmente”, secondo il magistrato, “considerata la necessaria decontestualizzazione che è connaturata al tipo di esperimento”. Si tratta, osserva Lupacchini, di “una verità che viene estrapolata da un contesto, ma nasce da un accertamento del tutto parziale perché è il racconto di una persona non sottoposto al contradditorio”.

Va altresì tenuto in considerazione, prosegue Lupacchini, “l’effetto di emulazione che può nascere ogni volta che viene rappresentata una situazione in maniera obiettivamente suggestiva. Suggestione che può creare emulazione da una parte e aspettative di un risultato dall’altra, snaturando addirittura la funzione del processo”.

Lupacchini ha messo infine in guardia dal fatto che ormai “c’è la tendenza ad uscire dalla noia e dalla routine della propria vita e così si resta affascinati e attratti dalle vicende che hanno dello stravagante nel senso tecnico del termine, che hanno qualcosa che è fuori d noi, che solletica curiosità a volte morbose. E cosa più di un crimine solletica la curiosità della gente? Ci sentiamo tutti cani da ciaccia sulle tracce di una preda che non si sa bene alla fine quale sia”.

Secondo il magistrato, i giornalisti dovrebbero prestare più attenzione ai “danni che si possono fare, stante la pervasività del mezzo attraverso cui si riproduce una realtà che non si conosce ancora! Attenzione a indurre suggestioni attraverso una cronaca asettica in apparenza”.

Fonte: www.primaonline.it

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