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Un confronto «particolarmente impegnativo, ma improntato ad uno spirito costruttivo e realista sulla situazione del quotidiano e sugli strumenti da mettere in campo per garantire un futuro solido al giornale», aveva scritto Piesse, azionista di maggioranza della società che edita l’Unità, in una nota diffusa al termine dell’incontro con il Comitato di redazione.

Progetto «irricevibile che rischia di produrre una vera e propria macelleria sociale e che metterebbe a serio rischio il futuro de l’Unità», è stata la risposta dell’assemblea di redazione, che ha affidato al Cdr un pacchetto di 5 giorni di sciopero.

«L’azienda – spiegano i giornalisti – ha prospettato un piano di tagli pesantissimi che andrebbero ad incidere per oltre il 60% sul corpo redazionale e sui lavoratori. Come già spiegato all’amministratore delegato Guido Stefanelli e al dottor Massimo Pessina, il comitato di redazione ritiene irricevibile un progetto che rischia di produrre una vera e propria macelleria sociale e che metterebbe a serio rischio il futuro de l’Unità facendone di fatto un prodotto residuale che non avrebbe alcuna prospettiva non solo di rilancio ma addirittura di sopravvivenza sul mercato editoriale».

Anche per questo motivo l’assemblea dei redattori ritiene «grave» che «il direttore Sergio Staino abbia dato la propria disponibilità a continuare a firmare il giornale pur con l’ipotesi del taglio di un numero inaccettabile di giornalisti. Non è su questi presupposti e progetti – protesta l’assemblea – che nello scorso settembre la redazione gli ha votato un gradimento quasi unanime».

Secondo i redattori, l’unico modo perché il confronto fra l’azienda e la rappresentanza «possa essere davvero costruttivo è che si riparta da numeri totalmente diversi e che il prossimo appuntamento si apra con la definizione di un nuovo piano di ristrutturazione e rilancio che tenga conto della necessità di tutelare da un lato i livelli occupazionali e dall’altro il prodotto».

Pur nella consapevolezza delle difficoltà e della situazione economica del giornale, il Cdr ha quindi ribadito all’azienda la propria disponibilità ad aprire un tavolo di trattativa, purché ci sia una reale volontà di confronto al fine di arrivare ad un accordo.

L’augurio, in questa delicata fase, è che «anche il Partito Democratico, ancora azionista al 20% dell’Unità Srl, non si chiami fuori da questo snodo cruciale e che mantenga gli impegni pubblicamente assunti per garantire al giornale un futuro solido e degno della propria storia. Per questo – conclude la nota – chiediamo ai candidati alla segreteria del Pd di esprimersi pubblicamente su quanto sta succedendo e di spiegare quali siano i loro progetti per il giornale di cui il Pd è ancora socio di minoranza».

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