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Di lui alla Rai i colleghi più anziani si ricordano tutti: tecnici, operatori, assistenti, registi, giornalisti. Un uomo gentile, paziente e determinato. Nato a Castelnuovo di Magra nel 1929 aveva costruito la sua carriera con lo studio, con la passione del giornalismo che lo portò a Genova a lavorare al quotidiano “Il lavoro” diretto da Sandro Pertini. Fu direttore del quotidiano La nazione di Firenze, ma per il grande pubblico diventò, come lo ha definito un collega, un vero mito con i suoi programmi storici per la Rai. Alla passione per la storia, raccontò ci era arrivato quasi per caso, proprio quando cominciò a lavorare per la Rai. Eppure quando una volta fu chiesto al grande storico britannico Dennis Mc Smith chi apprezzasse tra i colleghi italiani, lui non ebbe dubbi: non un cattedratico, non un nome noto tra  i grandi intellettuali, ma proprio Arrigo Petacco che definì il miglior divulgatore avesse mai conosciuto. Uno che sapeva cioè spiegare  che amava scavare nella pieghe di ciò che era stato dimenticato, tralasciato.

Non gli piacevano quei veli che spesso gli storici avevano cercato di stendere. Ha lavorato sempre fino all’ultimo, nonostante i problemi con la vista nella sua casa di Portovebere. Sceneggiatore anche in tv con la biografia di Joe Petrosino, al cinema con il film diretto da Pasquale Squitieri, il prefetto di ferro. E poi libri e ancora libri. L’ultimo “La guerra dei mille anni: Dieci secoli di conflitto fra Oriente e Occidente”. Scrivere, una passione che continuava per raccontare ciò che per tutti noi giornalisti dovrebbe essere il primo dovere: scrivere per farci capire.

Maria Lepri

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