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Nato a Civitavecchia il 6 aprile 1924, si trasferì con la famiglia a Sanremo, dove completò gli studi al liceo classico con il compagno di banco Italo Calvino. Si laureò in giurisprudenza e nel 1950 iniziò la sua carriera nel giornalismo collaborando con “Il Mondo” e con “L’Europeo”. Nel 1955 fondò “L’Espresso”, di cui fu direttore dal 1963 al ’68. L’esperienza di direttore e fondatore si ripeté nel 1976: il 14 gennaio uscì il primo numero del quotidiano “La Repubblica”. Dal 1996 lasciò la direzione restando direttore onorario ed editorialista.

Da attento osservatore della politica e del potere fu autore di analisi, interviste e inchieste, ma partecipò alla vita politica non solo attraverso i suoi scritti: fu tra i fondatori del Partito radicale, di cui ricoprì la carica di vicesegretario nazionale dal ’58 al ’63, e fu deputato della Repubblica, eletto con il Partito socialista italiano dal 1968 al 1972. Fu insignito di numerose onorificenze, quali quella di cavaliere di Gran Croce della Repubblica italiana e di chevalier de la Légion d’honneur.

Come scrittore, Scalfari fu autore di libri di inchiesta, di numerosi romanzi e dell’autobiografia “L’uomo che non credeva in Dio”. “L’ho conosciuto quando ero giovanissimo – ricorda Guido D’Ubaldo, presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio – e Repubblica era a piazza Indipendenza. Un maestro di giornalismo, tanti giovani si sono formati sotto la sua direzione. Un esempio di rigore e di passione per il giornalismo”.

Il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti del Lazio esprime il proprio cordoglio alla famiglia e alla redazione di Repubblica.

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