Eli

L’assemblea dei giornalisti della ELI, Edizioni Living International, casa editrice delle riviste Ville&Casali, Casa Naturale, 100 Idee per Ristrutturare, Abitare Country e Quattro Zampe, ha proclamato 10 giorni di sciopero, iniziati il 25 agosto 2015, per protestare contro il trasferimento a Milano delle colleghe Federica Forte, Floriana Morrone, Antonella Padularosa e Maria Paola Gianni, ritenendo questo provvedimento come un evidente atto ritorsivo, ultimo capitolo del clima provocatorio e vessatorio cui i giornalisti sono sottoposti ormai da mesi.
La casa editrice ha fatto ricorso per tre anni consecutivi agli ammortizzatori sociali e alla disponibilità incondizionata dei giornalisti che, nonostante il regime di solidarietà al 32% e il mancato pagamento degli stipendi – ben 4 nel mese di giugno – hanno garantito all’editore la regolare uscita in edicola delle quattro pubblicazioni.
Negli ultimi mesi ben cinque dipendenti sono stati costretti alle dimissioni per giusta causa per il mancato pagamento delle retribuzioni. Ciò ha provocato il venir meno dell’ufficio tecnico per la produzione, dell’ufficio marketing e diffusione, dell’ufficio abbonamento e dell’unico fotografo interno che si occupava della realizzazione dei servizi di tutte le testate. L’accaduto è stato indicato tra le motivazioni dei trasferimenti, riportandolo come una “riorganizzazione aziendale” voluta dalla stessa direzione, costretta in realtà dalla sua stessa mala gestio a ricostruire le varie unità presso la sede di Milano, cosa fatta peraltro solo in parte.
I giornalisti chiedono all’editore quali siano oggi le garanzie offerte alle persone chiamate a lasciare la loro città e le loro famiglie, e ad affrontare un’avventura lavorativa che parte con dei presupposti così precari e con lo storico pesante dei decreti ingiuntivi, ormai unico strumento per arrivare al pagamento delle mensilità mancanti.
Il precedente trasferimento era, infatti, avvenuto solo 7 mesi fa, dalla sede dell’Olgiata, in Roma, a quella attuale, nel comune di Formello a causa di uno sfratto esecutivo ai danni della casa editrice e per un perpetuarsi di inadempienza protratto per anni.
Adesso si chiede a quattro giornalisti su sette di trasferirsi nella sede di Milano che ad oggi non ospita alcun collega e che non si avvale di un ufficio grafico interno, ma che continua ad usufruire di quello di Roma, unico preposto ad oggi alla realizzazione delle riviste, ed è, come più volte sottolineato dall’editore/condirettore responsabile Giovanni Morelli, solo un presidio commerciale. Il tutto senza offrire ai giornalisti oggetto del trasferimento alcuna garanzia che gli stipendi torneranno ad essere pagati regolarmente e che questa avventura abbia un reale significato organizzativo e non sia, come risulta evidente, un’impropria modalità per ridurre il costo del lavoro, liberandosi di altre quattro unità.

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