Siria

All’indomani dell’assassinio del regista e giornalista siriano Neji Jerf, la Federazione europea dei giornalisti (Efj) lancia un appello alle autorità di Ankara affinché, oltre ad assicurare alla giustizia gli autori del delitto, si facciano carico di garantire la sicurezza dei giornalisti siriani che cercano rifugio o semplicemente si trovano a lavorare in Turchia.
“Ancora una volta – scrive Ricardo Gutiérrez, segretario generale della Efj, sul sito della Federazione europea - le autorità turche hanno detto di aver aperto un’inchiesta, ma non è abbastanza! Appare chiaro che i giornalisti siriani fuggiti in Turchia non sono affatto al sicuro e la Efj chiede con forza alle autorità turche di intensificare le misure per proteggere i giornalisti siriani e tutti gli operatori dei media che si trovano in Turchia”.
Neji Jerf, 38 anni, attivista e regista, è stato trovato morto a Gaziantep, città turca al confine con la Siria, freddato da un colpo di pistola alla testa. Era redattore capo del mensile indipendente ‘Hentah’ e autore di documentari sul gruppo terroristico Daesh per ‘Raqqa viene massacrata silenziosamente’ (Rbss), un’organizzazione composta da giornalisti che rischiano la vita quotidianamente per denunciare gli abusi dell’Isis.
Non è la prima volta che un operatore dell’informazione di origine siriana viene uccisio in Turchia, visto che, come ricorda ancora il segretario Gutiérrez “questo omicidio arriva dopo che Daesh ha rivendicato, ad ottobre, l’assassinio del direttore esecutivo e del capo del reparto di produzione di un media collettivo siriano a Urfa”, città capoluogo della provincia omonima che si trova a 30 km dalla frontiera siriana.

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