Mancuso Alessandra

La violenza maschile contro le donne è una realtà che deve essere costantemente al centro dell’attenzione dei media: lo chiede la Convenzione di Istanbul, come mezzo per prevenire le violenze di genere e i femminicidi. La Commissione Pari Opportunità della Fnsi fa appello a tutte le giornaliste e ai giornalisti affinché, nel descrivere il fenomeno, si usi un linguaggio corretto, mettendo al bando categorie che non aiutano a comprenderne la giusta valenza: le donne non vengono uccise per “raptus”, “gelosia” o ”passione”, ma da uomini che non accettano la loro libertà e autodeterminazione.
Al tempo stesso, il fenomeno della violenza contro le donne, colpisce anche le giornaliste nell’esercizio delle proprie funzioni: attraverso molestie sul lavoro, aggressioni di carattere sessista, cyber-bullismo e minacce on line. Un fenomeno, quest’ultimo, che preoccupa particolarmente: secondo i dati della ricerca della Internation Federation of Journalists, “Violence and harassment against women in the news media”, oltre il 20% delle minacce contro le giornaliste nel mondo si attua attraverso mail, facebook e twitter. Un fenomeno, assieme alle molestie sul luogo di lavoro,  che chiede il massimo di vigilanza e l’impegno del sindacato dei giornalisti a far emergere e a contrastare questa realtà.

Cpo Asr: “Il 25 novembre sia tutti i giorni dell’anno”
La  Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne richiama alle proprie responsabilità i media e gli operatori e le operatrici dell’informazione, non soltanto nella descrizione dei fatti di cronaca che abbiamo finalmente imparato a definire “femminicidi”, ovvero l’uccisione della donna in quanto tale, quale estremo atto di soppressione della sua identità sessuale e del suo diritto alla libertà e all’autodeterminazione da parte di un uomo. C’è una responsabilità più generale per il superamento degli stereotipi sessisti e di una cultura misogina e patriarcale che permea ancora il linguaggio, le immagini e il racconto della realtà, relegando la donna a ruoli ancillari e stereotipati, fino al tradimento di quella verità che ogni giornalista dovrebbe mettere al primo posto.
La violenza contro le donne si vince in primo luogo modificando la cultura e i comportamenti, per questo ci sentiamo parte, assieme al ruolo della scuola richiamato oggi anche dal Capo dello Stato Mattarella, di quei presidi educativi, in cui si esplica la crescita della persona e della società, che devono promuovere una cultura del rispetto delle differenze e delle pari opportunità, contro ogni forma di violenza, pregiudizio e discriminazione. Per questo va rafforzato anche l’impegno nella comunicazione indicato dal Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere, varato due mesi fa dal Governo in attuazione della legge 128/2013 sulla sicurezza.
Anche il lavoro, quale strumento di emancipazione e indipendenza delle donne, contribuisce a sottrarre le vittime di violenza fisica e psicologica all’assoggettamento e agli abusi; per questo la Commissione Pari Opportunità dell’ASR, che da tempo promuove politiche di inclusione e conciliazione, partecipa oggi all’incontro sull’occupazione e l’imprenditorialità femminile ‘La ripresa è donna’,  promosso dalla Presidente della Camera Boldrini a Montecitorio.
C’è un’ultima esortazione che rivolgiamo alle istituzioni e ai media, affinché il 25 novembre sia tutti i giorni dell’anno, e non ci si ricordi solo oggi di troppe donne che hanno perso la vita o subito violenze indelebili nel corpo e nell’anima, in violazione dei diritti umani, per mano di uomini che è indegno chiamare tali.

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