intercettazioni

La registrazione delle conversazioni fra privati, che un emendamento al ddl sulla giustizia penale presentato da Alessandro Pagano di Area Popolare vorrebbe vietare, “è da sempre ritenuta legittima dalla Corte di Cassazione” e inoltre è uno strumento “di grande utilità per le indagini su reati molto gravi, come le estorsioni, la corruzione, lo stalking”. Lo ha sottolineato il presidente del Senato, Pietro Grasso, nel corso della cerimonia del Ventaglio con la stampa parlamentare. Grasso si è anche detto favorevole alla riformulazione voluta dal Guardasigilli Andrea Orlando, l’emendamento Ermini-Verini, per evitare il carcere ai giornalisti.
Nel pomeriggio l’Aula della Camera ha votato il rinvio della seduta in corso per decidere il contingentamento dei tempi della discussione sul ddl. La richiesta è arrivata dal Pd, dopo un intervento di sette minuti di un deputato del M5s, che aveva preannunciato azione di ostruzionismo. Netta contrarietà al rinvio da parte delle opposizioni, che però se la sono presa con i deputati grillini e la loro azione controproducente, con Arturo Scotto di Sel che ha parlato di “assist involontario alla maggioranza”. Sarà la conferenza dei capigruppo di Montecitorio, nella riunione di domani mattina, a decidere quando riprenderà l’esame del testo, con tempi contingentati. A proposito della richiesta del M5s di cancellare la delega sulle intercettazioni inserito nel ddl penale all’attenzione dell’Aula, il ministro Orlando si è detto “contrario allo stralcio: il testo ha un suo equilibrio, semmai siamo disposti a discutere su come esercitare la delega”.
Nel suo intervento alla cerimonia del Ventaglio, Grasso ha rimarcato che “le intercettazioni, lo dico da sempre, sono un mezzo di indagine irrinunciabile e indispensabile che non va in alcun modo limitato. Quanto alla pubblicazione del contenuto delle intercettazioni – ha aggiunto – occorre conciliare diversi principi democratici: la segretezza delle indagini, la riservatezza della vita privata, il diritto all’informazione. In questa materia esistono già diverse norme, evidentemente non sempre rispettate, quindi si potrebbe regolare meglio la gestione delle intercettazioni, ad esempio attraverso un’udienza filtro che mantenga solo quelle utili al processo”.
“Ho appreso con piacere – ha proseguito il presidente del Senato ed ex magistrato – che, a seguito delle dichiarazioni del ministro della Giustizia Andrea Orlando, sia stato presentato un emendamento per evitare di ledere il diritto di cronaca. Più in generale, credo che su questo tema sia determinante la deontologia degli operatori professionali che vengono a conoscenza del contenuto delle intercettazioni: magistrati, personale amministrativo, polizia giudiziaria, avvocati, giornalisti. Va sottolineato che in molti casi la diffusione illecita del contenuto di intercettazioni è dovuta alla slealtà di pubblici ufficiali, che devono essere perseguiti con la massima determinazione per rivelazione di segreto d’ufficio”.
“Sul tema della libertà di stampa e della tutela dei giornalisti – ha ricordato Grasso -, ho ribadito la necessità di compiere decisivi passi in campo legislativo per adeguare il nostro impianto normativo a quello europeo. Urgenza alla quale il Parlamento deve immediatamente rispondere, approvando al più presto il disegno di legge sulla diffamazione, la cui gestazione è stata finora troppo lunga e complicata”. Il provvedimento sulla diffamazione “è appena tornato in Senato – ha spiegato il presidente Grasso – dopo l’approvazione con modifiche della Camera dei Deputati: essendo così atteso credo che anche questo ‘Godot’ arriverà presto, ed è giusto che sia così, pur non soddisfacendo in pieno gli standard della legislazione europea in merito” .
Grasso ha ricordato inoltre che l’urgenza all’approvazione del provvedimento è determinata anche dalle condanne nei confronti dei giornalisti: “Da una prima ricognizione dell’Associazione Ossigeno, sulle condanne comminate ai giornalisti per il reato di diffamazione risultano, negli ultimi quattro anni, trenta giornalisti condannati a pene detentive per un totale di 17 anni di carcere”.
Dopo le parole di Grasso, la relatrice del ddl e presidente della Commissione Giustizia, Donatella Ferranti, ha sostenuto che la riforma del processo penale all’esame della Camera “non vieta affatto le registrazioni tra privati e tantomeno impedisce che possano essere utilizzate come prova nei processi contro gravi reati come corruzione o stalking” e ha invitato “a una lettura corretta della norma”. Secondo Ferranti, “il principio di delega chiede semplicemente che sia punita la diffusione di registrazioni fraudolente al solo fine di danneggiare la reputazione altrui, escludendo comunque la punibilità se si utilizzano in un processo o per l’esercizio del diritto di difesa e del diritto di cronaca”. Sulle intercettazioni, ha aggiunto Ferranti, “si tratta solo di regolamentare meglio la loro pubblicabilità. Non solo non c’è alcuna limitazione al loro uso e ai reati intercettabili, ma anzi si facilitano quelle che riguardano i gravi reati contro la pubblica amministrazione”, conclude.

Fonte: La Repubblica

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