Foto: Marco Bobbio via Twitter
Foto: Marco Bobbio via Twitter

 

   “E’ stato un inferno, un’ esperienza molto dura. Tornare libero è un’emozione fortissima”. Ha la voce rotta dalla commozione Mauro Donato quando racconta i suoi lunghi giorni in cella, in Serbia, detenuto con la pesante accusa di rapina aggravata dall’uso della violenza nei confronti di tre profughi afghani. “Io non sapevo neanche quale reato mi contestavano, mi hanno fatto firmare verbali in cirillico”, spiega il fotoreporter durante una conferenza stampa nella sede della Federazione Nazionale della Stampa, a Roma. Mauro, insieme al collega videoreporter Andrea Vignali, era partito il mese scorso alla volta della Serbia per raccontare il dramma dei migranti. Entrambi, infatti, fanno parte del progetto Exodus, una mostra fotografica che immortala la situazione di profughi e rifugiati, questa volta sulla rotta balcanica. “Erano le due del 16 marzo quando siamo stati fermati al confine con la Croazia – racconta il fotoreporter, 41 anni di Lanzo Torinese -. Ci hanno smontato la macchina e tenuti lì fino alle sette. Poi mi hanno portato in caserma, mentre Andrea è stato rilasciato. Dopo un lungo interrogatorio ho chiesto dove sarei stato portato e gli agenti mi hanno risposto ‘Ora vai in una specie di hotel’”. Un incubo – come lo definisce lui stesso – proseguito in una cella grande “quattro passi per cinque” con un “bagno di due passi e mezzo”.
Lì ha trascorso gli ultimi 21 giorni. Tre lunghe settimane ”che sembravano anni”, racconta. “La luce si accendeva alle 6 e si spegneva alle 22 – ricorda -. Passavamo l’intera giornata in camera, uscendo solo per un’ora d’aria girando in tondo e per
gli incontri con l’ambasciata. Sono stati momenti molto duri che pensi non possano mai capitare a te, e invece…”. Mauro ha voluto ringraziare “tutti quelli che si sono esposti”. “Ho saputo solo quando sono uscito di quante persone hanno lavorato
per la scarcerazione – dice -. Sono veramente grato. Un ringraziamento in particolare va all’ambasciatore Carlo Lo Cascio”. E proprio dall’ambasciata – racconta Donato – è arrivato l’invito ufficiale ad esporre a Belgrado la mostra in allestimento. Prima, però, si attende l’esito dell’indagine perché – spiega l’avvocato, Alessandra Ballerini – “non è ancora chiusa”. “Mauro è stato rilasciato perché sono cadute le condizioni per le misure cautelari – sottolinea -, ma non c’è ancora l’assoluzione. Abbiamo fatto un grande lavoro di squadra ma usiamo cautela”. Mauro, intanto, può tornare a casa da uomo libero, lontano dall’incubo che lo ha perseguitato per 21 giorni. “Poter andare dove voglio è una sensazione magnifica”, dice lasciando la conferenza, con l’immancabile cappello in testa e la sciarpetta al collo.

Fonte: ANSA

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