Claudio Salvagni

Userei una calibro 38, ha detto il legale dell’imputato Bossetti criticando conduttori e giornalisti ospiti di una puntata della trasmissione televisiva Estate in diretta

Claudio Salvagni, l’avvocato difensore di Massimo Bossetti, il 18 agosto 2015, dopo aver visto una puntata di Estate in diretta sull’omicidio di Yara Gambirasio, ha attaccato duramente sul proprio profilo facebook i conduttori e giornalisti ospiti della trasmissione televisiva evocando l’utilizzo di una pistola contro la “disinformazione” che a suo dire sarebbe stata fatta. Forte lo sdegno dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti, che ha stigmatizzato le parole del professionista.

«Che pattumiera, che disinformazione. Pennivendoli, come dice qualcuno. Si parla del nulla dando voce ad emeriti ignoranti (purtroppo per loro ignorano) nonostante qualcuno affermi di aver letto le 60 mila pagine. Disinformazione all’ennesima potenza. Mi viene voglia di usare la calibro 38». Sono queste le parole pesanti apparse sul profilo facebook dell’avvocato di Massimo Bossetti, l’uomo che da oltre un anno è in carcere ed è sotto processo perché ritenuto l’assassino della tredicenne Yara Gambirasio trovata morta nel febbraio 2011 dopo tre mesi dalla sua scomparsa a Brembate di Sopra (BG).

A scatenare l’attacco di Salvagni è stata la puntata della trasmissione televisiva Estate in diretta condotta da Salvo Sottile ed Eleonora Daniele sul caso dell’omicidio di Yara Gambirasio con ospiti i giornalisti Alessandro Dell’Orto (Libero), Giovanni Terzi (Il Giornale) Andrea Biavardi (Giallo), e la criminologa Roberta Bruzzone.

Solidarietà e disapprovazione per quanto scritto da Salvagni sono state espresse dall’Associazione Lombarda dei Giornalisti (ALG) che ha stigmatizzato le parole dell’avvocato.

“Fa venire i brividi il post a “ruota libera” su Facebook dell’avvocato Claudio Salvagni, difensore di Massimo Bossetti nel caso Yara, che, con riferimento alla puntata del 18 agosto della trasmissione di RaiUno “Estate in diretta” condotta dal collega Salvo Sottile, esprime la voglia di una fantomatica e arbitraria giustizia sommaria, evocando l’uso di una “calibro 38” nei confronti degli ospiti della trasmissione – si legge nella nota dell’ALG -. Transeat sul sarcastico giudizio di “pennivendoli” ai giornalisti (ormai sport nazionale, quello della delegittimazione degli operatori dell’informazione, quando non si sa come ribattere sui contenuti) quello che sorprende è che un uomo vocato alla legge e quindi alla giustizia, come deve essere un avvocato, lanci strali che presuppongono la violenza estrema, sia pure nella “comunità virtuale dei social network”. Purtroppo l’ennesimo esempio di come il mestiere del giornalista sia sotto tiro non solo da parte di chi al crimine è avvezzo, ma anche di chi, invece, ha il compito morale ancorché professionale di seguire percorsi di legalità e giustizia. Ai colleghi la solidarietà dell’Associazione Lombarda Giornalisti e del Gruppo Cronisti Lombardi, e agli organi competenti il compito di far chiarezza sul fatto con l’assunzione dei provvedimenti del caso nel momento in cui se ne dovessero ravvedere gli estremi”.

A febbraio 2015 l’avvocato Salvagni aveva attaccato telefonicamente la presentatrice della trasmissione Chi l’ha visto? Federica Sciarelli e la giornalista che si occupava del caso criticando il lavoro della redazione sul caso dell’omicidio di Yara Gambirasio, accusando di fare “giornalismo spazzatura” e e defindo i giornalisti “capre”.

Fonte: Ossigeno per l’Informazione

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