Su iniziativa della Senatrice Valeria Valente In collaborazione con l'Ordine dei Giornalisti del Lazio - 2

 

L’Ordine dei giornalisti del Lazio e la Commissione pari opportunità dell’Odg Lazio presentano un nuovo corso sul tema della violenza sulle donne, dal titolo Tanta violenza, poco rumore: il corpo delle donne come campo di battaglia, che si svolgerà venerdì 29 novembre presso Palazzo Giustiniani sede della Presidenza del Senato.

Il corso intende dare una mappatura attuale sullo stupro di guerra e le violazioni post-conflitto nel mondo, spiegando perché la violenza sulle donne è usata come arma e quale sia il significato specifico di un crimine che pur essendo così esteso non viene raccontato se non in maniera occasionale e spesso superficiale al di là del nostro codice, e che invece andrebbe indagato e riportato ovunque ci sia un conflitto o un post-conflitto.

L’intenzione è quindi quella di formare i giornalisti e le giornaliste sull’attualità del fenomeno e di come vada raccontato nel rispetto del Codice deontologico e in particolare dell’articolo 5 bis sul “Rispetto delle differenze”, quindi “Nei casi di femminicidio, violenza, molestie, discriminazioni e fatti di cronaca” prestando attenzione “a evitare stereotipi di genere, espressioni e immagini lesive della dignità della persona”; nonché dell’articolo 7 sui “Doveri nei confronti degli stranieri” (Carta di Roma), “evitando la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte riguardo a richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti”.

Lo stupro come arma di guerra è usato anche nel post conflitto per mantenere intatto il potere con la paura attraverso la coercizione e il possesso delle donne come bottino di guerra. Una catastrofe che colpisce l’umanità femminile ovunque in tutto il mondo. Violenze inaudite sempre raccontate sottovoce, e di cui la stampa si occupa troppo poco, quando invece le gravissime violazioni sul corpo delle donne avvengono sistematicamente in quanto prassi nei conflitti che attraversano il Pianeta costruendo un fenomeno a sé stante che si sviluppa prima, durante e dopo un conflitto.

Un’arma di guerra in una lucida e precisa strategia militare, oggi definiti reati contro l’umanità nello Statuto della Corte penale internazionale. Ragazzine dai 7 ai 15 anni ridotte in schiavitù dove le più “belle” diventano proprietà dei comandanti, mentre le altre subiscono stupri collettivi giornalieri: una tragedia chiamata “re-rape” in quanto la maggior parte viene violentata senza sosta. Donne che scappano dai campi profughi tra Libia, Tunisia, Egitto e in Medio oriente, e che dichiara di essere stata stuprata durante il percorso: migranti, maggiorenni o minorenni, che raccontano come in quella terra di nessuno che sono le spiagge dove aspettano di essere portate via, vengono violentate da chiunque.

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