abbate

Dopo aver letto su L’espresso un’inchiesta che lo riguardava, Massimo Carminati, l’ex terrorista nero indicato dai magistrati come il capo della cupola mafiosa con tentacoli nei palazzi della capitale, infuriato getta la maschera: “Chiaramente a questo Lirio Abbate bisogna mettergli un freno…come trovo il giornalista gli fratturo la faccia…tanto così gli aumentano pure la scorta…”.

Il cronista de L’espresso, che da 7 anni vive sotto protezione per minacce ricevute dai boss di cosa nostra e che nel 2012 fece una dettagliata inchiesta su Carminati e i suoi traffici, nel mese scorso è stato vittima di un agguato: l’auto con la sua scorta è stata speronata in mezzo al traffico della capitale. Gli inquirenti adesso non escludono che questo episodio e le parole minacciose di Carminati, possano essere collegati.

Un particolare agghiacciante che non solo deve far scattare in tutti noi una vera profonda solidarietà nei confronti di Lirio, ma che deve anche farci riflettere su come l’informazione, quando va a toccare i poteri criminali, gli interessi forti, quando racconta le “notizie scomode”, rischia di finire nel mirino e diventare bersaglio di violenze, minacce e intimidazioni.

C’è però un’altra faccia del problema. Un altro lato oscuro che ci riguarda. Un altro tipo di preoccupazione.

Nelle oltre mille pagine dell’ordinanza ci sono intercettazioni in cui gli indagati di “Mafia Capitale” parlano di giornali e giornalisti.

C’è per esempio un passaggio che la dice lunga. Un’intercettazione in cui Salvatore Buzzi, sodale di Carminati, il ras delle cooperative sociali, quello che diceva “guadagno de più con gli immigrati che cor traffico de droga”, pronuncia una frase chiave: “Finanzio giornali, faccio pubblicità, finanzio eventi, pago segretarie, pago cene, pago manifesti…” era l’aprile del 2013, alla vigilia delle elezioni comunali. “Questo è il momento che paghi di più perchè ce stanno le elezioni comunali, poi per 5 anni…”, aggiunge Buzzi.

Ecco quel “Finanzio giornali” è proprio scabroso. Ci fa saltare sulla sedia. Fa scattare l’allarme. Ma davvero questa fasciomafia aveva addentellati nel mondo dell’informazione? Davvero c’erano giornali o giornalisti al soldo di Carminati?

Gli inquirenti che stanno cercando di fare luce in questo labirinto cupo fatto di corruzione, interessi torbidi, connivenze in alto, appalti truccati e mazzette avvertono: attenzione, alcune delle frasi intercettate, alcune conversazioni riportate nelle carte dell’inchiesta possono essere pura millanteria, cose prive di fondamento dette magari solo per vantarsi.

Speriamo che sia così. Ci auguriamo comunque che i magistrati accertino tutto fino in fondo. Se dovessero emergere connessioni, zone di contiguità, contatti tra gli indagati e il mondo dell’informazione, l’Ordine dei giornalisti non potrà non tenerne conto e non agire di conseguenza.

Silvia Resta – Segretaria dell’Ordine dei giornalisti del Lazio

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