Beppe Grillo

Grillo immagina un castello con segrete in cui rinchiudere politici, imprenditori e giornalisti, in attesa di un “processo popolare mediatico”, con liste di imputati, prove, testimoni d’accusa e sentenza inappellabile che sarà pronunciata, con votazione online, da una giuria popolare composta dagli iscritti “certificati” al Movimento 5 Stelle. Il “processo” sarà istruito subito dopo le elezioni del 25 maggio, cominciando dai giornalisti. L’ultima provocazione del leader del M5S ha provocato la vibrata reazione dei vertici dell’Ordine e della FNSI, le organizzazioni più rappresentative dei giornalisti.

Enzo Iacopino, presidente del consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, lancia l’allarme per una deriva di “violenza verbale che rischia di avere gravi conseguenze” e per l’uso di espressioni e l’annuncio di propositi che “non hanno alcun collegamento con un confronto democratico sia pure in un’esasperata campagna elettorale”. Iacopino evidenzia che nel rito annunciato dall’ex comico “i giudici potranno ascoltare una sola campana: neanche Stalin, nelle sue tragiche purghe, ipotizzava tanto”. Da Iacopino anche un messaggio alla categoria: “il “perseguitato” Grillo impazza per ogni tv, inseguito da decine di colleghi che si fanno insultare per raccogliere una qualche briciola. In altra epoca, ad un politico che osava di meno capitò di trovarsi una sala stampa improvvisamente deserta”.

Anche Franco Siddi, segretario della Federazione nazionale della stampa, punta l’indice contro “l’idea aggiornata di un fascismo prossimo venturo” e usa il paragone con certe pratiche tipiche delle più sanguinarie dittature per condannare l’inquietante processo che – afferma – “riprende concetti e spunti delle adunate di piazza Venezia convocate dal duce per additare i colpevoli che un giorno sarebbero stati colpiti, come accadde poi per gli ebrei e per gli antifascisti. Di quelle brutte pagine – pagando un grosso tributo dei suoi cittadini, compresi i giornalisti caduti per la libertà di stampa – l’Italia si è liberata il 25 aprile del 1945. Da allora i processi non si celebrano nelle piazze; quelli di giustizia – che Beppe Grillo conosce – si fanno nei tribunali della Repubblica nel rispetto della Costituzione”.

A Iacopino e Siddi, e alle altre voci di critica levatesi dal mondo del giornalismo, Grillo ha replicato denunciando che “l’informazione è la prima responsabile del disastro di questo paese” e chiamando in causa BrunoVespa, il condutttore del programma che ha ospitato l’annuncio del processo popolare. Ha detto: “Vespa non è pagato con un contratto da giornalista, è un pacchetto, un pacchetto così alla Bbc non te lo fanno fare”.

23 maggio 2014 – Ossigeno per l’Informazione

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