Cari colleghi, questa è la lettera che ho inviato al Consiglio dell’Ordine dei giornalisti del Lazio il 3 luglio 2014. La pubblico solo oggi perchè ad agosto molti erano in ferie e non avrebbero potuto leggere queste mie riflessioni.

Consiglieri, mio malgrado sarò costretto per la prima volta a non esser presente ad una riunione dell’Ordine, ma debbo dire in tutta sincerità che più volte, non solo il sottoscritto, ma altri colleghi hanno chiesto al presidente una migliore programmazione, perché ciascuno di noi ha impegni che spesso non possono essere procrastinati. E’ inutile che vi ripeta che queste preghiere sono rimaste inascoltate. Ed allora credo sia un bene che i colleghi sappiano ciò che avrei voluto denunciare a voce durante la riunione che mi vedrà assente.

Primo: voi ricorderete che l’ultima volta che ci incontrammo stigmatizzai con forza il fatto che il presidente aveva inviato al consigliere Picozza una lettera con cui gli affidava l’incarico dell’aggiornamento professionale e che questa stessa lettera era stata spedita a tutti i consiglieri tranne che al sottoscritto. Non solo, ma nemmeno la risposta di Picozza mi era stata mandata, mentre gli altri l’avevano ricevuta. Parlai di discriminazione (e che altro!) e mi fu promesso, davanti all’intero Consiglio, che prestissimo, sarei stato messo al corrente di quanto accaduto. A tutt’oggi, niente. Quindi, la discriminazione si è ripetuta. Nei confronti di un consigliere, badate bene, che nelle consultazioni di maggio del 2013, è stato il secondo assoluto degli eletti (tra i professionisti) giunto ad una manciata di voti dalla signora Spadari. (Prima, quindi, dei consiglieri Resta, Lepri, Conti, Picozza). Malgrado questo consenso della base, quando si trattò di eleggere le cariche, nessuno pensò al “peso dei numeri”  e si votò in modo che io fossi escluso da tutto. Anzi, al proposito, vorrei ricordare che durante quella riunione ci fu chi, platealmente ed ad alta voce, indicò ad un consigliere i nomi da eleggere (tesoriere e segretario). Lo feci notare: il presidente, già eletto, si guardò bene dall’intervenire ed oggi quel consigliere ha un incarico di alta responsabilità e siede tranquillamente al suo posto. Tutti i colleghi, non solo quelli del Consiglio, dovrebbero essere messi al corrente di questi particolari.

Secondo: sempre nell’ultima riunione, denunciai il fatto che durante la campagna elettorale delle europee, la conduttrice di un programma televisivo (non più pubblicista, perché radiata dal nostro Ordine) aveva continuato giornalmente a fare interviste a uomini politici di rango. Esercizio abusivo della professione? Qualcuno disse di si in Consiglio. Ma cosa ugualmente grave era il fatto che ciò avvenisse quando la disoccupazione dilaga ed i giovani non riescono a trovare uno straccio di contratto, sia pure di collaborazione. Ebbene, il Consiglio approvò le mie parole, si disse che bisognava intervenire subito denunciando l’accaduto e, naturalmente, chi svolgeva abusivamente la professione. Non è successo niente, non ho visto una sola riga sul nostro sito, né alcuna nota alle agenzie che ricordasse quanto accaduto. Tanto più che la signora in questione ha continuato tranquillamente a intervistare il Palazzo ed ha pure fatto uscire un giornale, la cui testata si chiama con le iniziali del suo nome: B!

Terzo: L’Unità, il giornale fondato da Antonio Gramsci, è in crisi. Gli editori hanno portato i libri in tribunale e siamo alla vigilia della chiusura di una storica testata, una volta organo del Pci. I colleghi, quotidianamente, indicano i nomi di coloro che, a prezzo di duri sacrifici e probabilmente gratis, fanno uscire il giornale. Ebbene, il nostro Ordine (sarei felice di essere smentito, perché distratto) non ha speso una sola parola sull’accaduto, né si è espresso nei confronti del signor Beppe Grillo, il quale si è detto felice della fine dell’Unità e del licenziamento dei redattori. Quando, se non in queste situazioni, deve farsi sentire la voce dell’Ordine, in specie se si pensa che almeno il 90 per cento di quei giornalisti è iscritto da noi?

Quarto: Il Consiglio di disciplina. Non si sa quali e quanti provvedimenti abbia preso questo organismo. Il presidente aveva promesso che sul sito sarebbe apparso tutto l’operato dei giornalisti che ne fanno parte, ma a tutt’oggi è silenzio assoluto. Alla faccia della trasparenza!

Quinto: i corsi di aggiornamento professionale. Quanto ci costano, da chi vengono fatti? Un collega mi ha chiamato l’altro giorno e mi ha detto: “noi vorremmo sapere il nome dei docenti, perché se non li riteniamo all’altezza, non partecipiamo”. Mi sembra si possano condividere le lagnanze di questo collega, perché se a me che ho 56 anni di professione, mi si chiede di partecipare ad un corso in cui insegna un pubblicista (con tutto il rispetto che meritano questi colleghi) che non ha mai visto la redazione di un giornale o uno studio radiotelevisivo, beh, voi capite che qualche dubbio mi assale.

Sesto: Ricordo perfettamente con quale programma si presentò l’attuale maggioranza del Consiglio alle consultazioni di maggio 2013. Combattere la disoccupazione, aiutare i precari, favorire l’inserimento dei giovani. Parole sacrosante, da condividere al cento per cento. Senonchè, osservo quel che è successo in casa nostra, parlo del personale che lavora all’Ordine. Se n’è andata per limiti di età una signora a cui è stato fatto un contratto di collaborazione che prevede uno stipendio netto di 1800 euro. Non si poteva promuovere una persona all’interno ed assumere un giovane che forse sarebbe costato meno? Tra i consiglieri, ci fu chi disse testualmente che l’accordo non era stato ratificato dal Consiglio e si usarono parole grosse. Ne ricordo due: inganno e trucco. Mi chiedo e vi chiedo: non è grave? Non è finita qui, perché nell’ultima riunione a cui il sottoscritto ha partecipato, si è parlato di prorogare il contratto ad un dipendente che nel giugno 2015 (quando raggiungerà le 65 primavere) avrà 41 anni di contributi. Mi sono opposto allora e c’è chi ha confessato all’impiegato questa mia presa di posizione. Oggi la rendo ufficiale, visto che anche i muri hanno gli orecchi. Chiedendo ufficialmente che questa mia lettera venga protocollata e verbalizzata. E, se possibile, anche messa sul sito per il bene della trasparenza che questo Consiglio ha sempre professato.

BRUNO TUCCI

5.048 visite

Leave a Comment